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Egitto: quando la disinformatjia è digitale

Cinque giorni di blocco totale di internet, che hanno causato danni per 65 milioni di euro, blocco della telefonia mobile, caccia ai blogger, messaggi SMS di propaganda e soldi in contanti ai controrivoluzionari, repressione dura nei confronti dei giornalisti stranieri.  In Egitto il regime di Mubarak sta sperimentando tutti i trucchi della moderna disinformatjia, la tecnica della disinformazione inventata dai sovietici negli anni bui della guerra fredda. Una disinformatjia digitale.

Una giovane manifesta contro il regime. La foto è di 3arabawy - صَحـَـفي مِصـْـري, un giovane fotoreporter egiziano, che ha chiesto ai blogger di mostrare al mondo i suoi scatti. Il link per vederle tutte: http://www.flickr.com/photos/elhamalawy/

Il blocco della rete: Il blocco di internet per cinque giorni da parte del governo egiziano è costato all’Egitto 90 milioni di dollari (65 milioni di euro) e sul lungo termine l’impatto potrebbe essere ancora più importante. Lo indica una prima stima pubblicata dall’Ocse. “I servizi bloccati (telecomunicazioni e internet) rappresentano circa dal 3 al 4 per cento del prodotto interno lordo, cioè una perdita di 18 milioni di dollari al giorno”, ha affermato l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in un breve comunicato. L’impatto sul lungo termine può essere più importante, poiché questa misura ha colpito aziende high-tech locali e internazionali che forniscono servizi anche fuori dall’Egitto. Dopo oltre cinque giorni di blocco, istituito dal governo del presidente Mubarak, l’accesso a internet è stato almeno parzialmente ripristinato.

La caccia ai blogger: Paola Caridi, sul suo blog, ha raccontato la storia di Sandmonkey, uno dei blogger più noti e attivi nel paese. Il giovane è stato arrestato da poliziotti in borghese, poi picchiato e rilasciato.  

Gli SMS: la compagnia telefonica Vodafone ha accusato il regime di Mubarak di obbligare gli operatori della rete a inviare agli abbonati messaggi di sostegno al governo. Il presidente egiziano avrebbe anche utilizzato lo strumento degli sms per organizzare la manifestazione del 2 febbraio a favore del regime, descrivendo, nel testo del messaggio, l’orario e il luogo in cui si sarebbe dovuto tenere l’evento.

Inizialmente il servizio di messaggistica era stato sospeso su richiesta delle autorità politiche egiziane, che in seguito hanno ordinato alla Vodafone di riattivarlo solo per il tempo necessario ad inviare i messaggi e chiamare a raccolta i sostenitori del regime.

Secondo la società telefonica “è inaccettabile” il comportamento adottato dall’esecutivo di Ahmed Shafiq che “grazie ai poteri emergenziali previsti dalla Telecom Act può costringere Mobinil, Etisalat e Vodafone ad inviare messaggi agli egiziani. E lo hanno fatto dall’inizio delle proteste bypassando le stesse società di telecomunicazione”.

Soldi ai sostenitori di Mubarak:  una ragazza italiana che da anni vive al Cairo (ci è stato chiesto di non fare il suo nome per sottrarla a eventuali ritorsioni), ha diffuso questa notizia:  “Stiamo cercando di mettere in contatto gli attivisti con la stampa italiana e straniera. In piazza Tahrir stanno facendo strage di manifestanti, Mubarak ha pagato la povera gente (donne, uomini e bambini) per appoggiarlo , 500 lire ai cairoti e 200 a chi arriva dalle campagne. Chi sta massacrando la gente in piazza in realtà non sono manifestanti filo-governativi (come scrive Repubblica), sono poliziotti in borghese e mercenari che lanciano molotov e pietre, noi da qui sentiamo anche spari. I feriti sono più di mille e tanti morti, in piazza ci sono ancora famiglie. Anche sotto casa continuano a passare ragazzini che urlano slogan pro Mubarak, pagati”.

Giornalisti stranieri: è caccia indiscriminata agli inviati stranieri, ai quali si vuole impedire di raccontare cosa sta accadendo in Egitto. Uomini pro-Mubarak hanno sotto controllo anche la zona al Cairo dove si trova l’Hotel Ramses Hilton, che ospita i giornalisti stranieri, i quali sono fuggiti alla ricerca di un luogo piu’ sicuro: lo riferisce l’inviata dall’ agenzia argentina Telam, Cecilia Guardati. ”I manifestanti pro-Mubarak sono entrati nell’Hilton alla ricerca di computer e degli altri mezzi tecnici dei cronisti”, ha raccontato la giornalista, riferendo su quanto avvenuto in queste ore a diversi colleghi. ‘L’inviata della tv spagnola Rosa Mollo e’ stata aggredita e derubata. Per difendersi ha dovuto chiedere aiuto ai militari, ma ha ad ogni modo dovuto consegnare quanto aveva con se”’, ha aggiunto la giornalista argentina, ricordando che ”anche due colleghi brasiliani, inviati dei giornali O Globo e Estado de S.Paulo, sono stati obbligati a consegnare registratori e camere tv”. La cronista argentina ha aggiunto che ha dovuto lasciare l’Hilton per cercare un albergo piu’ sicuro, nella zona dell’aeroporto della citta’, dove poter continuare a lavorare. ”Me ne sono andata dall’Hilton su un taxi, che e’ stato pero’ subito bloccato da un gruppo di militanti pro-Mubarak. Dopo una trattativa – ha concluso – sono riuscita ad allontanarsi e ad arrivare nel nuovo hotel”.

C’è un appello della Federazione della stampa: “La Fnsi, disponibile a cooperare – anche d’intesa con la nostra Federazione internazionale, Ifj – per la sicurezza dei giornalisti, chiede che in queste ore venga ulteriormente rafforzata ogni iniziativa, anche diplomatica, per garantire a colleghe e colleghi l’incolumità e le minime condizioni operative essenziali, assicurando (anche d’intesa con le autorità egiziane) l’adeguata tutela e vigilanza contro i possibili assalti di facinorosi”.

In Egitto impazza la disinformatjia digitale.

 

UPGRADE

La ragazza italiana è sana e salva. E’ tornata in Italia. Ecco il suo ultimo racconto. Sempre dal Cairo, è arrivata al Centro Studi africani in Sardegna la testimonianza di un’altra italiana. E’ una studentessa che vive nella capitale egiziana ormai da un anno e mezzo. Studia giornalismo presso l’Università Americana del Cairo e da alcuni mesi lavora come reporter per il giornale egiziano Al Masry Al Youm, edizione inglese. Eccola qui.

UPGRADE 2

Un sito magrebino installato in Marocco e che ha offerto agli internauti egizi un programma in grado di scavalcare la censura su internet e’ stato attaccato stanotte e reso inaccessibile da hacker sconosciuti. Lo ha indicato il responsabile Francesco Landogna all’agenzia Afp, precisando che “alle 4 del mattino qualcuno e’ entrato nel sito e lo ha reso non operativo “. Il sito Wall5 aveva proposto in questi giorni agli internauti egiziani una applicazione in grado di scavalcare lo stop della censura messo in piedi dalle autorita’.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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