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Giornalismi: macchine per scrivere e bufale

Questa storia dovrebbe diventare case study nelle scuole di giornalismo. Tutto comincia con una notizia pubblicata il 17 aprile dall’India’s Business Standard. Nei magazzini di Godrej & Bojce Manifacturing Company, l’ultimo fabbricante di macchine per scrivere al mondo – scrive il giornale – sono rimaste soltanto 500 macchine. La produzione è cessata per mancanza di ordini. La notizia viene rilanciata il giorno successivo dal Daily Mail e poi, martedì 19, da CBC e USA Today. Agenzie di stampa, giornali, televisioni e siti internet di tutto il mondo fanno il resto, con un copia-incolla virale. Con una sola eccezione: Gawker.

Ne ho già parlato martedì scorso. Il redattore Seth Abramovitch legge la news e non si accontenta di riproporla così com’è. Fa qualche telefonata in giro, cerca in rete, contatta il responsabile delle vendite di una grande azienda del settore e scopre che, in realtà, ci sono altri produttori di macchine per scrivere, in Cina, Giappone e Indonesia.

Abramovitch accerta, tra l’altro, che le typewriter hanno un mercato privilegiato: le carceri. Nei penitenziari di quarantatré stati americani, infatti, ai detenuti non è consentito l’uso dei computer. Se vogliono scrivere, i carcerati devono usare le vecchie tastiere.

Almeno i giornalisti italiani non dovevano abboccare. La macchina per scrivere l’hanno usata fino a due anni fa, per sostenere l’esame di abilitazione alla professione. Altro che pezzo da museo.

Per carità, le bufale sono sempre in agguato e scagli la prima pietra il cronista, l’inviato e l’editorialista esenti da incidenti di percorso. Ma, come si dice, sbagliando si dovrebbe imparare, e invece, nessuno dei giornali che hanno pubblicato la falsa notizia – piccoli e blasonati – ha ospitato aggiornamenti o rettifiche. Fuori dal coro BlitzQuotidiano e pochissimi altri.

Ho raccolto la sfida di Seth Abramovitch e approfondito le ricerche. Le macchine per scrivere continuano a essere prodotte e vendute, così come il principe dei materiali di consumo, antesignano delle cartucce di inchiostro: i nastri.

A Zhejiang, in Cina, c’è la fabbrica China Daerq Office Equipments Co., Ltd. Produce macchine per scrivere meccaniche ed elettriche e, ovviamente, i ribbon.

Sempre in Cina, a Shanghai, c’è l’azienda Shanghai Weilv Mechanism Company, che propone un catalogo di tutto rispetto.

Un altro piccolo produttore cinese è Shop248 Limited, a Hong Kong. Un solo modello, elettrico.

Ancora a Hong Kong ho trovato ULTRA EXPORTS LTD, che offre due modelli meccanici.

La mamma delle hoax giornalistiche è sempre incinta

Insomma, la macchina per scrivere non è morta, ha un mercato ristretto ma resta in produzione, così come le hoax, le bufale giornalistiche.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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