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Iran:IraNeda la voce del dissenso

Più di un anno e mezzo dopo la contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, Reporters sans frontières continua a sostenere i giornalisti iraniani. Ventisette di loro sono tuttora in carcere in Iran finora e altre centinaia sono stati costretti all’esilio dal regime di Teheran. Tante voci messe a tacere, molte vittorie per il regime. Per lottare contro la censura delle informazioni, quindici rappresentanti di spicco della diaspora iraniana, tra cui alcuni giornalisti, hanno creato il canale satellitare partecipativo IraNeda. Reporters sans frontières ha dato sostegno finanziario per il lancio del loro sito. Tutti i contenuti del canale saranno disponibili anche su Internet.

Mehdi Jami, co-fondatore del progetto e curatore del sito web di IraNeda , parla del progetto, realizzato per offrire agli iraniani e alla comunità internazionale una fonte di informazioni indipendente, non partigiana. 

Ecco l’intervista, a cura di Reporters sans frontières. 

Puoi presentarci il progetto e le ambizioni di IraNeda? 

IraNeda è nato come fondazione no-profit fondata da quindici personalità iraniane, guidate dal comune obiettivo di creare una stazione TV satellitare e un sito sociale di notizie. Questo progetto è una novità. Con il supporto di professionisti della comunicazione, gli utenti parteciperanno a pieno titolo alla creazione di contenuti. 

Dopo l’esplosione del movimento popolare nel 2009, c’è un grande flusso di informazioni in lingua persiana. Purtroppo la maggior parte delle fonti è governativa. IraNeda viole così rispondere all’esigenza del pubblico, con un’informazione professionale indipendente.   

Come si vuol dire in pratica? In cosa si differenzia IraNeda dai media tradizionali? 

IraNeda vuole essere un media fatto da e per la diaspora iraniana e gli iraniani che vivono in Iran. Vogliamo soddisfare le loro aspettative. Siamo certi che con IraNeda saremo protagonisti della costruzione di un nuovo Iran. 

Molti iraniani sono emigrati negli ultimi trent’anni,. Ci sono importanti comunità iraniane in Germania, Norvegia e Malesia, Australia, Canada o negli Emirati Arabi Uniti. Ognuno di loro ha a che fare con lingue e culture diverse, quasi una diaspora nella diaspora. 

Gli iraniani in Iran sono divisi. La violenza del regime nei confronti delle voci dissenzienti della società civile, insieme con la chiusura e il monitoraggio sistematico dei media e dei giornalisti, ha portato alla frammentazione della pubblica opinione. 

Un media che vuole parlare a tutta la comunità iraniana deve tener conto di questa realtà. IraNeda intende fare questo, incoraggiando tutti gli iraniani a partecipare. 

Quante persone lavorano nel progetto? 

IraNeda è supportato da tanti volontari, il nostro staff può variare a seconda delle esigenze. C’è sempre comunque un nucleo di 5 – 10 persone che si occupa del sito, realizza video, e gestisce la raccolta fondi. Lo scopo principale di IraNeda è diffondere e condividere contenuti audiovisivi e raccogliere il maggior numero possibile di contribuenti. Per il nostro progetto iniziale, “Un giorno nella vita degli iraniani,” un quarto delle immagini che abbiamo ricevuto sono state inviate direttamente dall’Iran

In Iran ci sono molti canali televisivi. Cosa significa IraNeda? 

Gli eventi successivi al giugno 2009 sono stati in un certo senso la più grande copertura mediatica della storia iraniana e gli iraniani sono diventati esperti di Citizen Journalism. IraNeda vuole capitalizzare questa esperienza. Siamo convinti che gli iraniani hanno la capacità e il desiderio di partecipare ai media e più in particolare, ad alimentare la prima stazione televisione partecipativa del paese. IraNeda vuole essere vettore di modernità e democrazia. 

Il contributo di Reporters sans frontières: 

Nel novembre 2010, Reporters sans frontières ha finanziato IraNeda con 3.000 euro, per contribuire alla creazione del sito web e ai costi sostenuti dalla Fondazione per la conferenza tenutasi a Londra lo scorso agosto per lanciare il progetto. 

Questa azione è stata condotta con il sostegno attivo dello strumento europeo di sviluppo dei diritti dell’uomo (IEDHR) dell’Unione europea, di cui Reporters sans frontières è beneficiario. 

Fonte: Reporters sans frontières

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Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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