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Sfide umanitarie: per fortuna che l’hacker c’è

Se pensate che gli hacker siano gnomi maligni e novelli untori del mondo digitale, tornate su questo post dopo aver letto Hacker di Giovanni Ziccardi e Hackers di Gianluigi Fioriglio. Se li avete già letti, o comunque non vi siete fatti rimbecillire dai mass media che fanno di hacker e cracker tutt’erba un fascio, continuate pure, perché questa è una storia di hacking etico, al servizio dell’umanità dolente.

Tutto comincia due anni fa, per iniziativa di Google, Microsoft, Yahoo, Hewlett-Packard, NASA e Banca mondiale. Si, proprio quei cattivoni che gli hacker dovrebbero vederli come il fumo negli occhi e (almeno per quel che riguarda la Banca Mondiale), hanno non poche responsabilità nell’averla determinata, l’umanità dolente. Tant’è. Alle contraddizioni abbiamo fatto il callo…

Dunque, Google& c. hanno chiamato a raccolta le menti migliori della generazione digitale, sviluppatori, architetti del codice, creativi, per trovare soluzioni alle sfide mondiali dopo disastri, terremoti, emergenze umanitarie. Hanno risposto in migliaia. E’ nato così il programma Random Hacks of Kindness (RHoK).

Hacker al lavoro

All’inizio di giugno, migliaia di hacker etici hanno partecipato alla Random Hacks of Kindness #3. Divisi per squadre, hanno lavorato con i consulenti delle ONG e dei governi, che – insieme con le Nazioni Unite – stanno esaminando più di 75 progetti già definiti.

Hacker etici

In Colombia, ad esempio, sta per essere adottato il sistema di gestione degli alloggi temporanei per gli sfollati a causa delle inondazioni dell’inverno scorso. In Brasile si lavora alla catalogazione delle aree a rischio idrogeologico. Un altro team è impegnato sul problema della siccità.

Tra le applicazioni premiate:

  • Hey Cycle per insegnare a riciclare correttamente gli oggetti;
  • FoodMovr per favorire la nascita di banchi alimentari.

Per approfondire:

http://googleblog.blogspot.com/2011/06/thousands-of-hackers-for-good-build.html

http://www.rhok.org/


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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