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Fab Labs i social network degli oggetti

Si chiamano Fab LabsFabrication Laboratories – i social network della manualità e dell’inventiva. Luoghi fisici in cui ognuno mette a disposizione degli altri utensili, materiali, macchine e idee, per costruire cose concrete da condividere. Fabbriche aperte, artigianato, design, ingegneria informatica, per dar vita a un Meltin Pot della conoscenza che bypassa la grande produzione industriale. Un esempio? Lo Studio Lo a Aubervilliers, nella banlieue parigina, dov’è nato il robot Fabbot, macchina industriale trasportabile per lavorare legno, plastica, sughero e pannelli in truciolato.

I creativi del Fab Lab francese creano software e oggetti da condividere ed eventualmente modificare in base ai suggerimenti social. Come questa chaise pano, una sedia in multistrato di betulla che si assembla senza colla e senza viti.

 

Chaise Pano dello Studio Lo

Chaise Pano dello Studio Lo

 

Il Fab Lab progetta e costruisce ma si propone anche come punto di riferimento nel quartiere, per consigliare, dare assistenza agli artigiani (per avviare la produzione di piccole serie o pezzi unici) e ai cittadini. Insomma, una rete per condividere esperienze, incoraggiare i cittadini a essere attivi e non semplici consumatori di tecnologia.

Brainstorming-in-un-Fab-Lab (by photosfing/Flickr)

 

Nati nel 2004 negli Stati Uniti per iniziativa del direttore del Center for Bits and Atoms del MIT (Massachussets Institute of Technology), Neil Gershenfeld, i Fab Labs si stanno diffondendo in tutto il mondo. L’idea di base è la realizzazione di piattaforme aperte per la creazione di prototipi di oggetti fisici, “intelligenti” o meno, da mettere a disposizione di imprenditori alternativi, designer, artisti, studenti animati dalla voglia di arricchire la esperienza e conoscenze pratiche.

Nouvelle Fabrique a Parigi

In questi anni il progetto si è evoluto. Non si progettano soltanto le macchine ma si reiventano materiali, organizzazione del lavoro e della produzione. E’ il caso dell’Artisan électronique creato in Belgio dallo studio di design Unfold e Tim Knapen. E’ una strana macchina, a metà tra un robot, una stampante 3D e una ruota da vasaio, che permette di realizzare oggetti in ceramica partendo da modelli virtuali. Un esperimento che mescola antiche sapienze e nuove tecnologie.

Verso una micro industria creativa, è il motto di Nouvelle Fabrique, progetto dell’associazione parigina arslonga , spazio di riflessione sulle nuove pratiche di produzione e consumo nell’era digitale.

 

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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