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Open Data in Francia una ventata di trasparenza

Ecco un’iniziativa che il governo Monti dovrebbe inserire in agenda. Da qualche giorno La Francia ha aperto gli archivi della Pubblica Amministrazione e reso disponibili al pubblico 352mila documenti. Si chiama Open Data, oppure Open Government (in Italia Dati Aperti). E’ la cultura della pubblica amministrazione aperta ai cittadini, in termini di trasparenza e partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Così il portale pubblico della Francia – data.gouv.fr – diventa nuova fonte per l’Open Jornalism[1].

Sul sito sono disponibili informazioni finora precluse, su ordine pubblico, sicurezza, criminalità, occupazione e disoccupazione, fiscalità locale, sanità, emissioni industriali e inquinamento.  Entro il 2012 il portale sfornerà altri trecentomila documenti, anche in formato pdf.

“Da una logica basata sulla domanda di accesso all’informazione che parte del cittadino, si passa ad una logica di offerta integrale del dato pubblico, aperto e gratuito di default da parte della pubblica amministrazione”.

E’ così che Séverin Naudet, direttore di Etalab (la struttura del governo francese incaricata di coordinare il processo di diffusione dei dati pubblici),  ha salutato la nascita di data.gouv.fr, il portale dell’ Open data pubblico francese.

Secondo Naudet, il portale (che è in versione beta), è ”uno strumento di lavoro che ribalta la logica di accesso all’informazione pubblica’’.

 

 

“Attualmente –  precisa ForumPa – la piattaforma ospita più di 350.000 dataset, prodotti e recensiti da 90 soggetti, fra cui figurano amministrazioni centrali, enti pubblici, autorità amministrative indipendenti nonché 4 collettivi territoriali. E’ possibile consultare i dati attraverso ricerca avanzata, seguire i suggerimenti di ricerca e visualizzare i dataset più ricercati. Nell’homepage sono ospitati i link alle altre esperienze nazionali di open data pubblico”.

L’ottica – riporta ForumPa – è quella di instaurare una nuova cultura e nuovi metodi di lavoro all’interno delle stesse amministrazioni. Dopo questa prima rassegna di dati realizzata in occasione dell’apertura della piattaforma, ciascun soggetto pubblico “è chiamato ad arricchire e aggiornare i propri dati in maniera autonoma”.

Secondo Severin Naudet,  il sito è destinato a ricercatori, studenti, giornalisti, imprenditori … “I dati di oggi sono parte essenziale di molte attività Questo creerà nuovi servizi, occupazione: È un circolo virtuoso.”

In Francia, la legge del 1978 regola l’accesso ai dati pubblici, definendo le informazioni soggette a condizioni, come ad esempio i dati relativi alla sicurezza nazionale, e altri. Ma ci sono molte eccezioni, una serie di relazioni non sono mai rese pubbliche, la discussione di alcune commissioni parlamentari si svolge a porte chiuse. Per la transizione definitiva agli Open Data sarebbe necessaria una riforma della legge del 1978, che non è ancora all’ordine del giorno.

In Italia c’è chi tenta di spingere le Amministrazioni ad “aprirsi”, ma è una fatica di Sìsifo. Lodevole l’iniziativa di Wikitalia, alla quale può aderire chiunque creda nella “cittadinanza attiva”:

 

Siamo un gruppo di cittadini convinti che Internet possa abilitare nuove forme di collaborazione tra istituzioni e cittadini.

 

Fonti: Le Monde, LSDI, ForumPA.



[1] Open Data-Data Journalism: trasparenza e informazione al servizio della società nell’era digitale (LSDI). http://www.lsdi.it/2011/04/17/open-datadata-journalism/

 

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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