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Semplificazione: riecco il tormentone della Carta di Identità Elettronica

Puntuale come una cambiale, riecco il tormentone della Carta di Identità Elettronica. Anche il governo Monti – così come hanno fatto quelli precedenti negli ultimi tredici anni – si impegna a metterci mano. Il rilascio della CIE da parte di ogni comune italiano dovrebbe essere uno dei “punti centrali” del pacchetto sulle semplificazioni. Riusciranno Monti & C. dove hanno fallito gli altri? Il naufragio della Carta di Identità Elettronica è uno degli scandali nazionali più sottaciuti. Finora la sperimentazione è costata 60 milioni di euro, e chissà quanti altri ce ne vorranno per farla arrivare nelle tasche di tutti i cittadini. Intanto è proseguita la proliferazione di altri documenti digitali. Sono per lo più inutili, perché ne basterebbe uno – la CIE, appunto – per contenere tutti i dati oggi sparpagliati tra CNS (Carta nazionale dei Servizi), CRS (Carta regionale dei servizi) e Carte sanitarie regionali.

 

 

L’anno scorso, a giugno, c’è stata l’ultima denuncia, a cura dei senatori dell’Italia dei Valori Gianpiero De Toni e Felice Belisario. I due parlamentari scrivevano che negli ultimi undici anni “…oltre ai 60 milioni di euro utilizzati per la sperimentazione della CIE sono state spese cifre importanti: 60 milioni di tessere sanitarie, con costo complessivo per produzione e gestione/distribuzione di oltre 650 milioni di euro; la CNS, Carta nazionale dei Servizi, costo unitario 20 euro a carico dello Stato; la CRS, Carta regionale dei servizi, diffusa su base regionale (Lombardia, Friuli, Sicilia), con circa 18 milioni di card dal costo unitario di 15 euro; infine la CRS Lombardia, con validità di 5 anni, per la quale, negli anni 2001-2011, sono stati spesi almeno 1.000.000.000 di euro per una popolazione di circa 9 milioni di cittadini, per un costo di 183 euro a cittadino per 2 card, quindi 91,5 euro a card. Si tratta di spese, a parere degli interroganti, del tutto inutili”.

Uno dei tanti annunci riguardanti la Carta di Identità Elettronica

Un mese prima se n’era occupato anche Sergio Rizzo, sul Corriere della Sera. Una pagina intera, per raccontare le magagne degli sprechi, delle sovrapposizioni, della guerra sotterranea per accaparrarsi gli appalti dell’eterna sperimentazione e della contesa (anch’essa eterna) tra Ministero dell’Interno e Ministero della Funzione Pubblica sulla titolarità del documento e dei dati sensibili da inserire.

L’ultimo colpo di mano conosciuto riguardava la sicurezza. I senatori De Toni e Belisario scrivevano in proposito che: “…la modifica delle caratteristiche tecnologiche di sicurezza, che si intuiscono notevolmente depotenziate in seguito all’abbandono dell’ologramma laser, scelta che sembra determinata dalla volontà di non ricorrere all’in- house providing, di fatto esclude la possibilità del controllo ‘a vista’ della persona, vanificando la sicurezza del documento, in quanto le forze di polizia e di frontiera non dispongono di strumenti di lettura del microchip”.

Vedremo se il ministro Filippo Patroni Griffi si comporterà diversamente dagli “annunciatori di CIE” di professione che lo hanno preceduto (Brunetta, Maroni, Stanca, Scajola, Pisanu, Bassanini, eccetera).

Senza una Carta di Identità Elettronica che azzeri tutte le altre tessere digitali (esclusa la patente di guida) e diventi l’unico strumento di dialogo del cittadino con la Pubblica Amministrazione, senza una CIE blindata, a prova di contraffazione (con la stessa tecnologia adottata per la Green Card statunitense), si tratterebbe del solito, triste, vano, retorico, annuncio.

 

 

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  • Sandro Fontana

    Non vorrei riproporlo io e per l’ennesima volta un tormentone, ma la dichiarazione che senza la banda laser la carta abbia la sicurezza depotenziata, è una castroneria galattica.
    (per altro è sacrosanta la denuncia sugli inutili costi degli anni passati)
     
    La banda laser nell’utilizzo proposto non contiene dati, ne personali ne biometrici, ma viene usata solo per una rappresentazione di una sorta di ologramma e forse di microimmagini;  quale è la sicurezza di una cosa di questo tipo ?
     il chip a bordo della carta ha invece da essere -indipendentemente dal fornitore- certificato secondo la norma internazionale Common Criteria (o se ci piace di più, secondo lo standard ISO/IEC 15408;  sono la stessa cosa, ndr)  e risulta assolutamente a prova di falsificazione.Per cortesia, se si deve parlare di sicurezza, lo si faccia in modo professionale, sapendo si cosa si parla;  si apra un tavolo pubblico di discussione, dove le motivazione passino un vero scrutinio.
    Se invece si deve pagare una gabella per ragioni varie, va bene ugualmente -tanto ci siamo abituati- ma che almeno non ci si prenda in giro.E visto che ci sono -e sono di parte in questo caso- se volessimo risparmiare un pò e ci accontentassimo di mettere in sicurezza la carta di identità cartacea di tutti i cittadini nel giro di un’anno, -una sicurezza vera e certificata, visto che si parla di firma digitale- la cosa sarebbe fattibile a costi ridicoli, confrontati con quelli necessari a pagare una banda laser, utilizzando un Timbro Digitale.
    … e scusate lo sfogo

  • Empty Memory

    Come già ribadito in altri post su questo blog, la questione ‘identità elettronica’ non è e non deve essere quello che succede puntualmente in Italia, fino all’esasperazione: trasformare il documento di identità (e di viaggio) in un gadget multiservizi e polifunzionale.

    Questo atteggiamento, celato dietro al termine “semplificazione”, non fa altro che creare appetiti ed aspettative da parte delle maggiori lobby di produttori di chip, di faccendieri che sperano di appaltarsi servizi per le Pubbliche Amministrazioni e cospargere l’Italia di nuovi apparati simili ma non uguali ai lettori di carte di credito.

    Per troppi anni la lotta fra titani delle smart card ha portato al proliferare di carte inutili, prima CNS e CRS di cui i servizi non esistono, poi la tessera del Tifoso ed altre card del Cittadino, del Turista e del Vattelappesca.

    In Lombardia sono stato spesi oltre 500 milioni di euro per dare due volte ai Lùmbard un chip dietro alla Tessera Sanitaria che non ha alcuno scopo. In Sicilia, per ben due volte, sono stati distribuiti 7 milioni di esemplari di CRS, se vediamo il portale della Regione scopriamo che qualche centinaio di utenti potrebbero usufruirne (pazienti in attesa di donazione di organi), ovvero l’ultima delle categorie che richiederebbe un rene sul web, figuriamoci, e da anni c’è l’annuncio che presto gli studenti universitari ne potranno fare uso, ma lì rimane, statico.

    Oggi la regione Piemonte ha in ballo una bando di gara di pochi spiccioli per le Card per le Università. Nel medesimo bando sono previsti milioni dieuro di servizi annessi, quelli che poi non  funzionano mai.

    Poi c’è la sicurezza: oggi terroristi, truffatori e clandestini che vogliono circolare e operare liberamente in tutta Europa vengono in Italia, ultimo paese rimasto a distribuire carte di identità cartacee, quelle con la foto che si sostituisce.
    Con un migliaio di euro od anche meno ci si compra una delle centinaia di migliaia di documenti autentici, rubati in bianco e rivendute a chi ne ha più bisogno.

    Oltre a fornire supporto a terroristi e clandestini vari, questo giro finanzia la criminalità organizzata che, sempre più spesso compie atti come questo: “centinaia di carte in bianco rubate al comune di Benevento”, che tradotto significa centinaia di delinquenti con nuove identità e centinaia di migliaia di euro a chi ha compiuto il fattaccio.
    La notizia è disponibile a questo link:
    http://napoli.repubblica.it/dettaglio-news/19:53/4104578

    Saluti, buon blog!
    E.M. 

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  • Fabio

    La mia CIE è scaduta in novembre, in ottobre ho telefonato all’anagrafe di Milano perché bisogna prendere l’appuntamento per il rinnovo. Se la volevo “normale” me la facevano quasi istantaneamente, se la volevo di plastica c’era un po’ d’aspettare… 19 marzo 2012! Ho deciso di andare fino in fondo e non ho fatto quella di carta ed ho appiccicato sul reto della mia CIE scaduta un’etichetta con scritto “accontentatevi della patente fino a marzo”. Ho interpellato il Comune di Milano e mi hanno detto che hanno una macchina sola (la seconda è rotta o qualcosa del genere e non arrivano i soldi per ripararla, vado a memoria) e produce un numero limitato di CIE al giorno. Ne hanno approfittato per scaricare sull’amministrazione nazionale le colpe di questo schifo. E parliamo di Milano, in molti parsi della provincia nemmeno sanno cos’è la CIE, non solo l’acronimo, non sanno niente nemmeno se glielo spieghi o gliela fai vedere. Ridicolo.

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      @625ff563655bb91acec69b31bae83ac6:disqus  Fabio: il Comune di Milano ha fatto tutto il possibile per boicottare il progetto della CIE a favore del lancio della Carta Regionale dei Servizi (…Inesistenti!), fino alla scorsa amministrazione. Ora sembra che qualcosa cambi, ma abbi pazienza … è la buona vecchia P.A. che, dai tempi della DC a Stanca, Brunetta e Calderoli, nessuno è riuscito a cambiare più di tanto.

      L’informazione che hai ricevuto non è proprio esatta, il Comune possiede 5 postazioni e ne prevede l’estensione ad ulteriori due, a breve. Non so nello specifico, ma spesso ci si nasconde dietro a motivazioni tecniche, quando il problema è dato dalla mancanza di risorse umane.
      La medesima cosa succede a Roma, con 4 postazioni funzionanti, ma una sola attiva presso un solo municipio decentrato. Alcuni Comuni hanno sospeso il servizio da mesi, altri da anni.

      Altri Comuni hanno invece distribuito la CIE a tutti i Cittadini, avviati tutti i servizi possibili on-line, e, datasi la mancanza di file agli sportelli, ora offrono servizi anche in videoconferenza disponibile sui totem nei centri commerciali! Sembra fantascienza, invece è quello che succede a Parma e Piacenza, oltre a qualche decina di Comuni “felici”, Come Aosta, S.Benedetto, etc.

      Le colpe vere sono altre, giochi di interessi dove nessuno vince (il mega appalto per la distribuzione della CIE sututti l territorio), tutti perdono e noi perdiamo di più!

      Ringrazio il simpatico “blogger” Pino, che, in totale controtendenza, riesce sempre a dirla così com’è, senza fronzoli.

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      @625ff563655bb91acec69b31bae83ac6:disqus  Fabio: il Comune di Milano ha fatto tutto il possibile per boicottare il progetto della CIE a favore del lancio della Carta Regionale dei Servizi (…Inesistenti!), fino alla scorsa amministrazione. Ora sembra che qualcosa cambi, ma abbi pazienza … è la buona vecchia P.A. che, dai tempi della DC a Stanca, Brunetta e Calderoli, nessuno è riuscito a cambiare più di tanto.

      L’informazione che hai ricevuto non è proprio esatta, il Comune possiede 5 postazioni e ne prevede l’estensione ad ulteriori due, a breve. Non so nello specifico, ma spesso ci si nasconde dietro a motivazioni tecniche, quando il problema è dato dalla mancanza di risorse umane.

      Comunque, se non devi viaggiare, abbi pazienza… e vai con l’etichetta! Nota che per legge la CIE è estesa a dieci anni (ci vorrebbe il foglietto di estensione, ma è una fesseria) ed in Italia vale. All’estero possono rispedirti indietro, in diversi stati non è riconoscuta l’estensione, allora è meglio rifarla. La nuova vale 10 anni.

      La medesima cosa succede a Roma, con 4 postazioni funzionanti, ma una sola attiva presso un solo municipio decentrato. Alcuni Comuni hanno sospeso il servizio da mesi, altri da anni.

      Altri Comuni hanno invece distribuito la CIE a tutti i Cittadini, avviati tutti i servizi possibili on-line, e, datasi la mancanza di file agli sportelli, ora offrono servizi anche in videoconferenza disponibile sui totem nei centri commerciali! Sembra fantascienza, invece è quello che succede a Parma e Piacenza, oltre a qualche decina di Comuni “felici”, Come Aosta, S.Benedetto, etc.

      Le colpe vere sono altre, giochi di interessi dove nessuno vince (il mega appalto per la distribuzione della CIE sututti l territorio), tutti perdono e noi perdiamo di più!

      Ringrazio il simpatico “blogger” Pino, che, in totale controtendenza, riesce sempre a dirla così com’è, senza fronzoli.

      Saluti ai lettori

  • Fabio

    La mia CIE è scaduta in novembre, in ottobre ho telefonato all’anagrafe di Milano perché bisogna prendere l’appuntamento per il rinnovo. Se la volevo “normale” me la facevano quasi istantaneamente, se la volevo di plastica c’era un po’ d’aspettare… 19 marzo 2012! Ho deciso di andare fino in fondo e non ho fatto quella di carta ed ho appiccicato sul reto della mia CIE scaduta un’etichetta con scritto “accontentatevi della patente fino a marzo”. Ho interpellato il Comune di Milano e mi hanno detto che hanno una macchina sola (la seconda è rotta o qualcosa del genere e non arrivano i soldi per ripararla, vado a memoria) e produce un numero limitato di CIE al giorno. Ne hanno approfittato per scaricare sull’amministrazione nazionale le colpe di questo schifo. E parliamo di Milano, in molti parsi della provincia nemmeno sanno cos’è la CIE, non solo l’acronimo, non sanno niente nemmeno se glielo spieghi o gliela fai vedere. Ridicolo.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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