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Storie di Storia, cinema, refusi, errori e tweet

È corretto correggere alla fonte gli errori storici anche se si tratta di un mero refuso? Lo ha appena fatto il  New York Times, dopo 161 anni, nella pagina dedicata alle Corrections. Non ci avremmo fatto caso, se la rettifica non avesse riguardato un film da Oscar, ma la decisione del prestigioso NYT lascia comunque perplessi. Cominciamo dal fatto, così come raccontato dalle agenzie AFP e TMNews. “Poco più di 161 anni dopo, il New York Times ha fatto una rettifica per avere riportato in modo erroneo il nome di Solomon Northup, vero protagonista di ‘12 anni schiavo’, la pellicola che ha vinto l’Oscar come miglior film e che ha visto l’attore britannico Chiwetel Ejiofor nei panni dell’afroamericano libero rapito e venduto agli schiavisti del sud.

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In un articolo apparso il 20 gennaio 1853 – si legge ancora nella notizia d’agenzia – ‘veniva riportato in modo errato’ in due modi il nome di famiglia di Solomon Northup, scritto ‘Northop’ nel testo e ‘Northrup’ nel titolo, ha segnalato il quotidiano nella rubrica delle rettifiche. ‘Gli errori sono stati rilevati ieri dopo la segnalazione di un utente Twitter, che aveva controllato gli archivi del Times’, ha spiegato il quotidiano, notando che, errori esclusi, l’articolo evoca “la testimonianza più completa e autentica mai apparsa” sul caso”.

Un banale refuso, dunque, e poi su un nome/cognome, cioè uno degli errori più ricorrenti, sui giornali. Il punto però non è questo. È l’intervento sulla fonte che lascia perplessi. “L’alterazione della documentazione non è nemmeno revisionismo, è peggio, perché lo storico si serve dell’errore”, ci ha detto il professor Antonio Brusa, esperto in Didattica della Storia e componente del comitato scientifico di “Didactica de las ciencias experimentales y sociales”, dell’università di Valencia. “Per noi storici – prosegue Brusa – è importante sapere che il cronista dell’epoca ha commesso un errore, perché noi ragioniamo proprio sugli errori compiuti all’interno della fonte. In questi frangenti il ‘politicamente corretto’ si trasforma in scorrettezza storica”.

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Insomma le fonti storiche vanno maneggiate con cura, per evitare alterazioni edulcorate. In questo caso si tratta della rettifica di un banale refuso su un nome, scoperto grazie alla facilità d’uso dell’archivio digitalizzato del New York Times. La pagina originale è rimasta lì, intonsa, e l’azione si è limitata alle Corrections. Ben altra cosa è la manipolazione delle fonti, come documenta il fotoreporter milanese dell’Ansa Matteo Bazzi in un suo breve saggio dedicato alla fotografia storica.

A proposito di manipolazioni apparentemente neutrali: 1860 circa: questo ritratto (quello a sinistra, sembra quasi una litografia) del presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln venne realizzato assemblando la testa di Lincoln con il corpo di John Calhoun, un uomo del sud degli Stati Uniti (foto a destra).

A proposito di manipolazioni apparentemente neutrali. 1860 circa: questo ritratto (quello a sinistra, sembra quasi una litografia) del presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln venne realizzato assemblando la testa di Lincoln con il corpo di John Calhoun, un uomo del sud degli Stati Uniti (foto a destra).

E comunque, a proposito di Storia, cinema ed errori, il film di Steven Spielberg dedicato ad Abramo Lincoln ha permesso di colmare una gravissima lacuna: la formale ratifica del 13esimo emendamento da parte del Mississippi. L’ultimo Stato ad avere ratificato l’abolizione della schiavitù nella storia degli Stati Uniti, come racconta questo bell’articolo del Post


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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