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Caro vicino di casa mi presti la tua bicicletta? In cambio ti faccio da baby sitter

Hai mille amici su Facebook ma non puoi chiedere in prestito la bici alla tua vicina perché non la conosci? E se un social network ci permettesse di tornare alla socialità più vera, quella fisica, del contatto reale, dello scambio di cortesie, attività e solidarietà? Insomma, quello che un tempo si chiamava “buon vicinato”.

Ok, siete terrorizzati dalle assemblee balcaniche di condominio, dalla dose massiccia di ostilità reciproca che si respira, e vi capisco. Si può comunque andare oltre il proprio numero civico, avere una visione di quartiere. Guardate un po’ cosa si sono inventati a Milano con ViciniDiCasa.co (sì, proprio .co e non .com): “Un social network privato disegnato a misura di quartiere, accessibile solo con password. Una community di vicini veri e verificati, così puoi stare tranquillo quando scambi beni e servizi”.

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“Su ViciniDiCasa – raccontano gli organizzatori – puoi condividere esperienze oggetti e conoscenza. Vuoi offrirti come baby  sitter o dog sitter? Cerchi una bicicletta, vuoi  organizzare un mercatino? È il modo più facile per creare la community del tuo quartiere, per essere informati su quello che accade intorno a te, per scambiare notizie, oggetti e servizi nel tuo vicinato. Le community di vicini di casa si costruiscono sulla fiducia. I commenti, le testimonianze e le raccomandazioni ti aiutano a conoscere meglio i tuoi vicini”.

Il portale, apprendo dal Corriere della Sera, è stato ideato dal pubblicitario milanese Massimiliano Leiter e finanziato da Telecom Italia, che nella startup ha investito 25.000 euro. “Il concetto è semplice – scrive Elisabetta Andreis –  le città allargano via via i confini? La logistica pesa sempre di più sull’organizzazione di tutti i giorni? Benissimo: uniamo le forze con chi vive o ci lavora fisicamente vicino. Bando al global, di necessità virtù si torna al local”.

Aderire è semplice: ci si registra con dovizia di dettagli verificati (a partire dall’indirizzo di residenza, controllato con carta d’identità per far desistere intrusi che in realtà abitano o lavorano lontano), si costruisce un profilo completo con ciò che si offre e ciò che farebbe comodo ricevere. Bisogni e disponibilità, a quel punto, si incrociano in automatico. Sul portale sono pubblicati i feedback sulle cortesie ricevute.

“Aggiornata di continuo dagli stessi utenti – prosegue il racconto – la piattaforma collaborativa finirà per generare, insieme alla conoscenza, economia condivisa e gestione di prossimità. Con infiniti possibili sviluppi. Dallo scambio di informazioni (un medico bravo che venga a domicilio?) ai favori in tempo reale (chi fa la spesa oggi mi compra del latte?), agli swap o le tate condivise, fino agli sconti per il gruppo dei residenti (un local-groupon?)”.

L’idea è stimolante e potrebbe prendere piede in molte città. Su ViciniDiCasa.con c’è il logo del Comune di Milano e 447.228 “mi piace” di Facebook. Bello questo passaggio dal bit all’atomo, questo tentativo di recuperare rapporti di solidarietà concreti e, perché no, di “buon vicinato”.

Ovviamente non tutti i vicini di casa sono uguali

Ovviamente non tutti i vicini di casa sono uguali

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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