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Non c’è più bisogno dei giornalisti?

Mike Connelly, Traci Bauer, Philip Bennett, Richard Berke, Stephen Buckley, Sherrie Marshall e Susan Snyder hanno sferrato un potente uppercut al mento di Barack Obama. Sono i sette giurati che hanno assegnato il Premio Pulitzer – sezione Public Service – ai cronisti del Washington Post e dell’edizione statunitense del britannico Guardian.

Per il Washington Post, i giurati hanno elogiato le “autorevoli e acute inchieste che hanno aiutato il pubblico a comprendere come le rivelazioni dell’NSA trovino spazio nella più ampia struttura della sicurezza nazionale“. Il Guardian è stato premiato per aver “aiutato, attraverso un modo di informare deciso, a suscitare un dibattito sulla relazioni tra il governo e i cittadini sulla questione della sicurezza e della privacy”.

Awarded to The Washington Post for its revelation of widespread secret surveillance by the National Security Agency, marked by authoritative and insightful reports that helped the public understand how the disclosures fit into the larger framework of national security.

Awarded to The Guardian US for its revelation of widespread secret surveillance by the National Security Agency, helping through aggressive reporting to spark a debate about the relationship between the government and the public over issues of security and privacy.

Ancora una volta, dunque, i giurati del Pulitzer hanno dimostrato che il “pubblico servizio” del giornalismo consiste nello svelare le magagne dei vari Poteri ai danni dei cittadini. E che, inoltre, l’interesse dei cittadini ad essere correttamente informati prevale su tutto. E, nel premio assegnato ai tenaci reporter del Washington Post e del Guardian, c’è il convitato di pietra Edward Snowden.

Senza le rivelazioni del whistleblower, l’informatico della CIA in crisi di coscienza, chissà se (e quando) avremmo scoperto di essere spiati e frugati nei più profondi recessi delle nostre identità digitali. Snowden traditore, Snowden eroe. The Dark Prophet, come lo aveva ribattezzato Time a dicembre scorso, è l’uomo dell’anno, surclassato soltanto da Papa Francesco.

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Ai giornalisti investigativi dei due quotidiani va il merito di aver accuratamente incrociato le fonti e compulsato i documenti, di non aver ceduto alle pressioni, alle intimidazioni e alla “ragion di Stato”. I reportage che hanno animato le pagine dei due quotidiani (qui il Post e qui il Guardian) sono stati anche una grande lezione di tecnologia. Tutti, non soltanto gli esperti e gli addetti ai lavori, hanno avuto la possibilità di leggere e approfondire il “dietro le quinte informatico” delle complesse e capillari operazioni di spionaggio e intercettazione.

Ai sette giurati il plauso per aver ribadito la centralità dell’informazione professionale, in un tempo in cui molti credono che non ci sia più bisogno di giornalisti “perché tanto ci sono internet e i social network. E invece, hanno ricordato Mike Connelly, Traci Bauer, Philip Bennett, Richard Berke, Stephen Buckley, Sherrie Marshall e Susan Snyder all’uomo più potente della Terra: “È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!”.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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