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Sciovinismo linguistico: i francesi cancellano chat, talk, tuning, buzz e newsletter

I francesi, si sa, sono linguisticamente autarchici. Sciovinisti della parola, combattono strenuamente le infiltrazioni anglofone e vedono come il diavolo le contaminazioni del comune esprimersi in digitalese. C’è una Commission générale de terminologie et de néologie, a fare la guardia. Così, il mese scorso, il governo di Parigi ha dato il via ad un concorso di idee, riservato ad alunni e studenti ma aperto ai frequentatori del web (pardon, della Toile!), per trovare la giusta traduzione di cinque termini che stavano ormai dilagando: chat, talk, tuning,  buzz ,newsletter. Ecco i risultati.

Bisogna diffidare delle parole

Per la parola chat, la giuria ha individuato due alternative indigene: éblabla e tchatche. Il primo è un neologismo, mentre tchatche in Francia si usa già per indicare chiacchieroni e logorroici (elle a “la tchatche“).

Buzz  (che significa, più o meno, indiscrezioni, pettegolezzo, ridondanza del messaggio pubblicitario, informazione che va in giro per il web, eccetera) per i francesi sarà ramdam (termine che ha surclassato le proposte actuphène, cancan, écho, échoweb, barouf, foin, ibang, réseaunance).

Talk diventa débat (meglio di parlage, parlotte, discut, échapar, débadidé, débatel, débafusion).

Tuning (cioè entrare in sintonia, oppure personalizzare la propria automobile) sarà bolidage.

Infine, la newsletter in francese sarà una banale infolettre.

A me pare una cavolata, ma a Parigi su queste cose si intignano.


Twitter: @pinobruno

  • Andreatoscano

    certo sono ridicoli. Sopratutto sono sciovinisti. Io non sono un esterofilo e non sopporto termini come “Swicth-off” (non so nemmeno se scritto bene) per definire il passaggio al digitale. però ebablà e ordinareur sono francamente ridicoli. Cercano di fermare l’inglese ma se il francese, come una accadeva una volta, invadeva le altre lingue allora andava bene. Ho letto che negli anni 30 c’era l’intezione di adottare l’esperanto come lingua veicolare. Il rappresentante francese alla società delle nazioni (l’attuale ONU) si alzò e anncunciò la sua ferma opposizione perchè la linqua per dialogare tra stranieri c’era già ed era il francese. Adesso che questa ligua non conta un tubo (vale solo in una parte dell’africa) ed è stata surclassata dall’inglese, e tra poco anche dallo spagnolo, allora non va bene. Ma che se ne vadano aff….lo.

  • andrea

    Ho saputo che in francia le mountain bike, in tutto il mondo abbreviate in mtb, le chiamano vtt, da velotutterren, insomma una minchiata del genere. Ma stiamo scherzando? Loro non si coprono di ridicolo?

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  • Fanno bene!

    Purtroppo l'Italia non lo può fare perchè ha alle spalle la politica linguistico-autarchica-conservatrice del fascista Achille Starace negli anni 30, cosicchè la traduzione dei termini stranieri (soprattutto anglofoni) nella propria lingua si è coperta di ridicolo, e noi non possiamo chiamare "ordinatore" il computer, come invece possono farlo gli spagnoli e i francesi ("ordenator", "ordinateur").

    Pensate che – ho letto – c'è ancora un posto a Roma, risalente all'epoca fascista, con un'insegna su cui c'è scritto: "bevande e code di gallo", e "code di gallo" sta naturalmente per "cocktails".

    Un saluto.

  • Saverio Massari

    Splendido, li amo, e résaunance è geniale (io avrei preso quello). Proviamo in italiano, magari sul tuo sito – se lanci la ricerca mi impegno a divulgarla – e propongo (tanto per cominciare):

    – chat: parlotterìa,

    – buzz: ristonanza,

    – talk: parlaggio,

    – tuning: per ora non ho idee,

    – newsletter: circolettera.

    Ciao!

  • @Piero: sarà pure speedé, ma chissa che schifezza! 🙂

  • Piero Pisarra

    Chi sa se i termini proposti faranno la stessa fine di «mél» (per «mail»), che nessuno usa più.

    Altri neologismi (per esempio, «ordinateur» invece di «computer» e «numérique» per «digitale») si sono imposti. Ma quella contro il «franglais» è una guerra persa: a Parigi c'è ancora chi propone «la plus speedé des pizzas» !

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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