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Pompei crolla? Consoliamoci (si fa per dire) con i musei in 3D

Schola Armaturarum. Se continua così, taglio dopo taglio, crollo dopo crollo, i figli dei figli dei nostri figli Pompei la vedranno soltanto nei musei virtuali, semmai in 3D. Meglio attrezzarsi, allora. Documentare tutto, per i posteri. Sia pure con i pochi soldi a disposizione, l’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche (Itabc-Cnr) fa un lavoro egregio. Diciotto progetti di virtualizzazione archeologica e museale saranno presentati da oggi fino al 21 novembre a Paestum, durante la Borsa mediterranea del turismo archeologico.

Ricostruzione virtuale della Laus Pompeia, l'antica Lodi

La coincidenza con il disastro della vicina Scuola dei gladiatori – tra Pompei e Paestum ci sono appena ottanta chilometri – rischia di gettare cattiva luce sulla manifestazione e sull’indiscutibile valenza scientifica dell’attività di virtualizzazione digitale dei beni culturali. La tecnologia, comunque, non c’entra nulla con gli imbelli responsabili della pessima gestione dei nostri tesori.

I musei virtuali non sono alternativi a quelli reali, ci mancherebbe! I promotori  dell’iniziativa dicono che “rappresentano un nuovo modello per comunicare, interagire e comprendere la realtà che ci circonda. C’è l’esigenza di condividere il know how nel settore, affinché l’Europa possa acquisire la stessa maturità raggiunta nel cinema e nei videogames, superare la frammentazione della propria ricerca, identificare i musei virtuali del futuro e stimolare la competitività dell’industria nell’Information and Communication Technology”.

Cosa ci farà vedere il CNR a Paestum?  “Il visitatore viaggerà nel tempo, esplorando gli insediamenti della villa di Oplontis e dell’antica Cartagine – racconta Sofia Pescarin, archeologa dell’ Itabc-Cnr e direttore scientifico della mostra – si muoverà nel clamore della battaglia delle Termopili, entrerà in una tomba cinese del primo secolo a.C., prenderà parte all’assassinio del principe Francesco Ferdinando a Sarajevo, costruirà personalmente una nave con i carpentieri romani e osserverà l’applicazione dei colori di Giotto. L’edizione di quest’anno comprende anche una sezione dedicata a studenti e giovani ricercatori già autori di applicazioni di notevole qualità”.

Qualche anticipazione? Questo link conduce a immagini e filmati delle installazioni in mostra. A saperlo prima, sicuramente il CNR avrebbe proposto anche la Schola Armaturarum.

Peccato. Ci saremmo accontentati pure del 3D.

Pompei. Quel che resta della domus dei gladiatori

 

POST SCRIPTUM

Per fortuna che c’è la tecnologia. Come conferma questa notizia:

(ANSA) – ROMA, 17 NOV – ”E’ bastato Google Street View a smentire clamorosamente il ministro Bondi. Gli ultimi lavori effettuati alla Domus dei Gladiatori non sono degli anni 50, ma risalgono ad un anno fa. I restauri hanno riguardato proprio il solaio in cemento armato, indicato dallo stesso ministro come responsabile principale del crollo della Schola di Pompei. Ancora più urgenti a questo punto, a prescindere dalla situazione politica, le dimissioni di Bondi”. Lo ha dichiarato in una nota il senatore Andrea Marcucci (PD), segretario della commissione cultura a Palazzo Madama,  in merito alla fotografia pubblicata da alcuni quotidiani che dimostra il restauro della Casa dei Gladiatori, affidata nel 2009 alla ditta Caccavo srl.

”La lettera dei 17 sovrintendenti – spiega Marcucci – racconta perfettamente il disastro di questa gestione. I tecnici e gli archeologi sono stati sostituiti da altre figure professionali, ed in questo modo – conclude il senatore Pd – la manutenzione ordinaria e straordinaria è passata in secondo piano”. (ANSA).


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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