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Privacy: Apple e Google sulla graticola ma Facebook non scherza

I nostri dati personali finiscono alla mercé di cani e porci. “Facebookscrive Valerio Porcu su ICT Business –  ha messo a rischio per anni i dati dei propri utenti. Un incidente, dovuto a un bug, ha infatti concesso, ad agenzie pubblicitarie e sviluppatori di applicazioni, l’accesso ai dati personali degli iscritti, anche se questi ultimi avevano deciso di rendere tali dati riservati”. Tira una brutta aria, per la privacy, con le multinazionali digitali assatanate di informazioni su cosa facciamo, cosa ci piace e non ci piace, cosa compriamo, dove andiamo. Per questo Apple e Google sono finite sulla graticola della potente sottocommissione Giustizia per la privacy del Senato statunitense. Facebook probabilmente seguirà.

 

E’ sotto accusa la gestione dei dati personali, “tracciati” dai dispositivi mobili iPhone e iPad di Apple e di Google (gli smartphone basati su Android). Così Alan Davidson, responsabile delle pubbliche relazioni di Google e Guy Tribble, vicepresidente per lo sviluppo del software di Apple, hanno testimoniato ieri davanti alla sottocommissione.

E’ andata come va in genere: negare sempre, negare tutto. Google almeno ha cercato di essere trasparente. Alan Davidson ha subito pubblicato sul blog ufficiale la sua testimonianza completa e persino il webcast dell’audizione. Dice Google – in sintesi – che i servizi di localizzazione sui dispositivi non saranno utilizzati – senza la fiducia dei consumatori, costruita per proteggere la privacy e la sicurezza degli utenti.

Da parte di Apple non ci sono prese di posizione ufficiali. Guy Tribble – si legge sul Wall Street Journal – ha ricordato che, per tappare la falla sulla privacy denunciata settimane fa, è stato subito rilasciato un aggiornamento del sistema operativo per i dispositivi mobili. “Le informazioni che arrivano dalla rete mobile e dalle reti Wi-Fi non contengono informazioni sui clienti. Sono completamente anonime”.

Quanto al trattamento dei dati personali degli utenti da parte degli sviluppatori di applicazioni (terze parti rispetto a Apple), Guy Tribble ha detto che Apple impone ai responsabili delle applicazioni di firmare un contratto. Si tratta di un impegno a rendere note agli utenti le modalità di utilizzo delle informazioni.

Incalzato dai senatori, il dirigente di Apple ha però ammesso che dall’Apple Store non è stata mai rimossa un’applicazione per violazione di tale accordi.

Guarda caso, la circostanza ricorda “l’incidente” di cui parla Valerio Porcu a proposito di Facebook.

Anche Zuckerberg sarà chiamato a testimoniare davanti alla sottocommissione Giustizia?

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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