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Matthew Watkins dito magico sulla tavolozza digitale

Si chiamano così, The Finger Painters, artisti del dito, del touchscreen, della tavoletta e dello smartphone. A essere precisi, ci vuole una tavoletta o uno smartphone particolare: iPad e iPhone. La tela è il display, l’applicazione è Brushes, la genialità è tutta umana. Fossi Steve Jobs, li prenderei tutti in blocco come testimonial delle straordinarie potenzialità dei dispositivi mobili Apple. Senza banalizzare o generalizzare. Tavoletta e smartphone sono strumenti che liberano la creatività, ma non sono la bacchetta magica che trasforma tutti in artisti. Sarebbe come dire che bastano carta e penna per diventare Hemingway o Proust, e tavolozza, colori e pennelli per essere Picasso. Matthew  Watkins è uno degli artisti più prolifici del Fingerpainting.

Anglo-canadese-barese, ha 49 anni e si è laureato all’Ontario College of Art and Design. Un paio di anni fa raccontò al Daily Mail che avere sempre in tasca gli attrezzi da lavoro permette di agire in fretta, quando scatta l’ispirazione: “Un giorno ho visto una piuma, mentre stavo andando dal dentista. L’ho dipinta mentre aspettavo il mio turno”.

Tra Matthew e Brushes deve essere stato amore a prima vista. E’ stato lui a tradurre l’applicazione per l’App Store italiano. “Non appena ho scaricato l’applicazione e ho cominciato a giocarci, ne ho intravisto le potenzialità. Sono libero di esprimermi ovunque voglio, con semplicità ed immediatezza”, ha detto in una recente intervista.

“L’ iPhone permette di esprimersi senza paura, senza la paura di sbagliare, di fare passi falsi. A differenza delle tecniche tradizionali, infatti con l’iPhone non si ha la paura della tela bianca perché ci si può esprimere in piena libertà sapendo di poter cancellare in ogni momento senza lasciare traccia. È un po’ come se l’opera fosse in itinere. Oltre all’iPhone ho lavorato molto con acrilico e acquerello, tecniche più impegnative. Brushes invece lascia a tutti la possibilità di esprimersi ‘democraticamente’, senza conoscenza tecnica, non è necessario conoscere lo strumento, è immediato”.

Matthew Watkins ha esposto le sue opere a Washington, Milwaukee, Chicago, Windsor, New York, San Francisco e Leeds. A Bari, fino a ieri, ha messo in mostra una cinquantina di quadri, anche di grandi dimensioni, stampati su carta fotografica e plexiglass. Opere finora inedite e anche alcune delle sue Orphaned Stories : “Una storia orfana è il frammento di una storia isolata nel tempo. E’ come il fotogramma di un film che non è stato ancora girato. Da bambino mi perdevo tra le splendide illustrazioni di storie che non avevo ancora letto. Quelle, per me, erano Orphaned Stories…”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG


Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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