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Rete sotto assedio: progetto per fermare la censura

La rete ha dato un contributo determinante alla new wave democratica italiana. Ergo, la rete va depotenziata, ridimensionata, resa eunuca, ridotta a sciocchezzaio simil televisivo e grande centro commerciale, assogettata a regole, lacci e lacciuoli per ridimensionarne l’impatto sulla formazione alternativa dell’opinione pubblica. Rispuntano progetti sopiti, emergono nuovi intenti censori. Copio e incollo dal blog di Luca Nicotri, per sottolineare la piena adesione all’iniziativa e ribadire la pericolosità del nuovo regolamento Agcom. L’unico commissario che si è opposto, Nicola D’Angelo, è stato silurato, i Mainstream Media (rare eccezioni a parte) snobbano la questione, la politica (rare eccezioni a parte) pensa ad altro. E’ il caso di tenere alta la guardia e rilanciare.

“Abbiamo urgentemente bisogno di un progetto per fermare la deriva di censura a cui sembra condannarci il nuovo regolamento Agcom.  Il nostro vantaggio è che possiamo metterlo in piedi apertamente a differenza di altri lobbisti, che legittimamente lavorano per interessi particolari e perciò preferiscono operare nell’ombra. A carte scoperte. Anche in un post di un blog, in una mailing list, su un muro di Facebook. Confrontandoci con la parte di opinione pubblica che riusciremo a raggiungere.www.sitononraggiungibile.it (sempre sia lodato) e soprattutto grazie alla campagna di supporto degli amici di Avaaz. Sono usciti molti articoli su blog e testate online e, piu’ raramente, offline. Della nostra mobilitazione hanno parlato trasmissioni di grande ascolto come Report e Annozero. Parlamentari di tutti gli schierementi (Pdl, Pd, Lega, Radicali, Idv, Udc, Misto) hanno raccolto le critiche sollevate dall’iniziativa presentando mozioni, interpellanze ed interrogazioni nelle rispettive Camere. In risposta ad una di esse il Governo ha indicato la convinzione che sia il Parlamento la sede più adatta per iniziative di regolamentazione come quella sul diritto d’autore che toccano diritti fondamentali.
E mentre tutto questo succedeva pubblicamente, allo stesso tempo, in privato, ad ogni nostra azione si attivavano moltissimi contatti, telefonate, mail, scambi di informazioni tra addetti ai lavori e perfino interni dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che in larga parte sono convinti delle nostre ragioni.
Insomma, abbiamo lavorato e abbiamo lavorato nella direzione giusta.relazione annuale di Calabrò e al violento articolo contro gli oppositori del regolamento firmato dai commissari Mannoni e Martuscello.Vincenzo Zeno-Zencovich. Il dibattito si trova soprattutto online.Fulvio Sarzana a Marco Pierani di Altroconsumo, dall’avvocato Marco Scialdone, a Stefano Quintarelli (sul cui blog si è acceso un interessante dibattito a cui partecipa anche Enzo Mazza di FIMI), da Luca Annunziata su Punto Informatico a Mauro Vergari di Adconsum.

Di conferenze stampa e di campange online ne abbiamo fatte diverse. Oltre 70.000 firme sono state raccolte grazie a

Nonostante ciò questa è una sfida di potere che, per com’è impostata, abbiamo già perso. Esiste una maggioranza schiacciante di membri del consiglio dell’Autorità favorevole all’introduzione di sistemi pervasivi di censura e che vuole incassare il risultato dell’approvazione del regolamento prima possibile. A quanto pare tra qualche mese molti commissari saranno in cerca di ricollocazione e ottenere “risultati” e visibilità è per molti di loro fondamentale.

Quindi che fare?

Uno – Chi siamo (e chi non siamo)

Talvolta si agisce (uso l’impersonale, ma è soprattutto un’autocritica) con la convinzione di essere al centro del mondo. In realtà non solo non abbiamo con noi le folle, ma neppure gli addetti ai lavori percepiscono il rischio e lavorano con convinta consapevolezza per contrastare il regolamento dell’Autorità.

Non è difficile rendersene conto. Basta documentarsi sull’ultimo capitolo di questo confronto con l’Autorità, e in particolare sulle reazioni (poche) alla Ben poco si trova sfogliando le rassegne cartacee oltre al citato articolo dei due commissari e ad un pezzo a difesa del provvedimento Agcom di A partire da coloro che stanno partecipando in prima persona alla campagna, dall’avvocato Mannoni e Martuscello nel loro articolo ironizzavano “Blogger e Hacker di tutto il mondo unitevi!”, ma in realtà è normale che i primi a drizzare le antenne siano stati proprio coloro i quali vivono quotidianamente la dimensione “online” e riescono senza difficoltà a immaginare l’Internet in gabbia che ci regalerebbe il nuovo regolamento.un gran bell’articolo su Punto Informatico. Guido Scorza sul suo blog di Wired non solo risponde puntuailmente a Zeno-Zencovich, ma accusa i due commissari Mannoni e Martuscello di aver perso ogni terzietà e di astenersi sul provvedimento.

A questi, si sono in realtà aggiunti diversi altri nomi noti della Rete. Massimo Mantellin ha pubblicato Giacomo Dotta su Webnews (rileva amaramente come “Le posizioni appaiono, a questo punto, oltremodo inconciliabili”), Vittorio Zambardino e Alessandro Longo su Repubblica.it  sempre Alessandro Longo su l’Espresso.it e su Wired, mentre il giornalista-blogger Fabio Chiusi è intervenuto due volte su Lettera43.Loudvision  e PMI-Dome, Luigi Di Liberto su Scambio Etico, Marco Valerio Principato su New Blog Times  (“intuisco” che, forse, è il caso di muoversi, al di là di qualsiasi colore o orientamento politico. Lasciar fare potrebbe davvero essere pericoloso.), Pier Luigi Tolardo su Zeus News, Vittoria Fonsa su Ninjamarketing e sicuramente diversi altri che mi sono sfuggiti in questa rapida rassegna.

E poi Angelo Greco su Soddisfatti? Se lo fossimo vorrebbe dire aver rinunciato in partenza al coinvolgimento dell’opinione pubblica. Perchè indiscutibilimente si tratta di una discussione tanto interessante e viva, quanto chiusa e limitata ad una ristretta schiera di addetti ai lavori. Leggete i nomi, leggete le testata. Non vi sembra tutto troppo familiare? Perchè non si vede un singolo giornalista politico? Non è politica questa? Dove sono i piccoli e medi artisti preoccupati? Dove sono i grandi autori della musica e del cinema che continuamente si dicono interessati al fatto che i loro supporter non siano criminalizzati? Davvero gli unici imprenditori che vogliono prendere posizione sono gli amici di Assoprovider? Dove sono i grandi soggetti? Preferiscono agire in proprio e strappare condizioni vantaggiose per se stessi?

Ma soprattutto dove sono i partiti? Dove sono le istituzioni? Dove sono le università, gli accademici, i gruppi studenteschi? Dove sono le testate giornalistiche? Le web-tv? Dove sono i video virali dei film-maker e degli attivisti? Dove sono gli hacker che usano la creatività per attirare l’attenzione?

Non voglio essere negativo, e anzi penso che ciò che abbiamo fatto fino ad ora sia un ottimo lavoro. Nè voglio improvvisare indici di diffusione, ma davvero pensiamo che sia tutto quello che possiamo fare una mobilitazione informativa di articoli di cui solo in uno o due  raggiungono le 100 condivisioni sui social network, e con un totale che si aggirerà attorno ai 5.000? Fossimo un programma televisivo, ci avrebbero tolto la trasmissione.

Tante domande e una sola conclusione: non abbiamo potere perchè siamo pochi e non riusciamo ad innescare un dibattito al diffuori dalla cerchia degli addetti ai lavori.

Due – Cosa Vogliamo

www.sitononraggiungibile.it è stata importante. Ci ha mostrato che un gruppo di associazioni (ma soprattutto di persone) agguerrite (Agorà Digitale assieme ad Altroconsumo, Adiconsum, Assoprovider, Assonet su iniziativa del bravo Fulvio Sarzana) è in grado di sollevare un problema e mettere in crisi il percorso di assoluta tranquillità e segretezza a cui era destinata la delibera Agcom che contiene i nuovi sistemi di censura.

La campagna

Ma nonostante sia ormai molto affezionato a questa incredibile cinquina di associazioni, questo è il momento in cui dobbiamo necessariamente uscire, allargare, includere altri soggetti. Dobbiamo essere ambiziosi, e non avere paura di perdere il controllo della mobilitazione per il coinvolgimento di nuovi soggetti. Rischiamo altrimenti di soffocare il pupo. Dobbiamo scombinare le carte a costo di dover cercare una nuova impostazione.

E probabilmente dobbiamo riequilibrare il nostro obiettivo. Perchè se è vero che, concentrarci completamente sul punto “cesura”, abbiamo in qualche modo reso più comprensibile un argomento fitto di tecnicismi che rischiano di allontanare immediatamente il pubblico (Agcom? Autorità? Regolamento? Commissari? DNS? Deep Packet Inspection?), ciò ci ha inevitabilmente spinto nell’angolo, facendoci passare, quando va bene, per persone senza proposte, e quando va male, per sostenitori dell’illegalità. Ciò era evidentissimo alla conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati in cui ciascuno di noi, parlamentari e commissari Agcom inclusi, era costretto ad iniziare con un cappello in cui si difendeva dall’accusa di essere etichettato come “criminale”.

No, noi non siamo per l’illegalità e non siamo contro il diritto d’autore. Anzi siamo convinti che una legalità moderna e un moderno diritto d’autore sarebbero cosentirebbero un futuro roseo per gli autori e per l’intero ecosistema Internet. Sarebbe insomma una riforma infrastrutturale fondamentale (e a costo zero) all’interno di quell’Agenda Digitale evocata da moltissimi e a cui molto spazio è stato dato invece sui quotidiani.

Ci serve quindi una proposta, qualcosa di grande e condiviso. Un progetto che sappia mettere mano ad un dossier spinoso che riguarda complessi rapporti tra industria dell’intrattenimento, industria delle telecomunicazioni, Agcom, SIAE, cittadini (speriamo) e molti altri portatori di interessi.

Abbiamo bisogno di un comitato “Contro la Censura, per la Giusta Remunerazione”, un po’ come quello creato in Brasile e che in quel paese ha innescato dinamiche positive nelle istituzioni.

Nel libro bianco presentato alla Camera Agorà Digitale ha voluto aprire proprio questo complesso capitolo, partendo dalle proposte di legge depositate in Parlamento fin dal 2007.

Tre – Come lo Otterremo

I grossi gruppi di lobbying hanno uffici, si muovono veloci, attivano rapporti con i portatori di interesse, parlano con i governi, con i funzionari, tengono continuamente sotto controllo i provvedimenti che a loro interessano. Commissionano costosi studi per influenzare i decisori, e organizzano numerosi eventi per rafforzare il loro “racconto”.

Lo fanno perchè hanno le risorse per farlo, i soldi che vengono dagli enormi interessi che muovono.

E noi? Noi siamo professionisti, attivisti, esperti che dedicano il loro tempo libero a questa attività. Occorre parlarne il più possibile, pubblicamente e privatamente, di questo capitolo fondamentale della nostra democrazia. Perchè ogni volta che scrivi un post, ogni volta che ti pubblicano un articolo sono numerosi i feedback, numerosi coloro che vogliono entrare in azione.

Occorre far tesoro di tutto cio’. Coinvolgere tutti gli attori dell’informazione, parlare con gli autori e gli artisti, gli imprenditori, gli innovatori.

Ma per gestire un simile lavoro è necessaria un’organizzazione. Per fare le telefonate ci vuole chi paga le bollette. Per fare manifesti, conferenze stampa, pubblicità a pagamento sui giornali ci vuole anche la volontà di investire in un progetto.

Se loro hanno i capitali delle corporation, noi possiamo contare sul sostegno che non può non essere anche quello finanziario di cittadini (che poi sono anche imprenditori, esperti, avvocati, …) che vogliono regalarsi una società, qui in Italia, in grado di mobilitarsi per una maggiore libertà: di informazione, di conoscenza, di impresa. La volete anche voi questa società? La volete davvero? Allora dobbiamo darci da fare concretamente, partendo dal nostro piccolo (mondo di relazioni), da questa nostra nuova consapevolezza…”.

www.agoradigitale.org/nocensura

(dal blog di Luca Nicotri) 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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