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Robot fate l’amore non fate la guerra

Si chiamano Altair, Global Hawk, X-47°, 47B, Prowler II, X-43, I-Gnat, Mariner, Predator, X-Max, Talon SWORDS, e sono droni, cioè robot che fanno la guerra. I soldati umani costano. Ci vogliono soldi, tanti soldi, per addestrarli ed equipaggiarli. Quando muoiono in battaglia, si aggiungono i costi sociali e politici. Per ogni caduto che torna in patria, nel sacco chiuso avvolto dalla bandiera – qualsivoglia bandiera – si riaccende il dibattito sull’utilità della missione, sulla guerra, sull’adeguatezza dei mezzi a disposizione, sulle spese per armare gli eserciti, eccetera. Meglio mandarci i robot, sui campi di battaglia. Già, ma l’associazione NOW No Robot in War dice che “…tali armi renderebbero le decisioni di uccidere sempre più automatiche, fino a ipotizzare che, attraverso il loro controllo remoto, si possa trasformare il campo di battaglia in una rappresentazione analoga ad un videogame, al punto di portare la guerra in un territorio dove decidono le macchine”.

robot Talon SWORDS delle forze armate statunitensi

Insomma, tornano di attualità le Leggi della Robotica emanate nel 1942 dallo scrittore Isaac Asimov:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Le Tre Leggi vennero estese (nel romanzo I Robot e l’Impero, 1985) con una quarta legge, la Legge Zero, cosi chiamata per darle priorità rispetto alle altre:  “un robot non può recare danno all’umanità né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno”.

Fantascienza? Piuttosto Scienza, Etica, Politica, visto che il dibattito sui robot di guerra appassiona scienziati,  politologi e pacifisti. Come i promotori dell’associazione NOW No Robot in War. Gli aderenti stanno raccogliendo adesioni su un appello alle Nazioni Unite, per ottenere il divieto dell’uso di robot di guerra e la moratoria universale contro lo sviluppo e l’utilizzo di queste tecnologie su scenari di guerra dichiarati o meno.

 

Il buon vecchio Isaac Asimov, dal paradiso dei grandi scrittori visionari, non potrebbe che essere d’accordo.

 

Per approfondire:

Il focus dedicato all’argomento dalla rivista PaneAcqua, nel numero di settembre 2011;

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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