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All’Accademia della Crusca piace la Ministra

Finalmente un verdetto autorevole (definitivo?) su ministra, assessora, sindaca, magistrata, eccetera. Si dice (e scrive) proprio così. La fonte è la più autorevole che ci sia: la Presidente (il termine presidenta non è stato invece sdoganato) dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio. “Per evitare alcuni possibili equivoci nelle sintesi che si vanno diffondendo in rete”, Nicoletta Maraschio “tiene a ribadire l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali e professioni alle quali l’accesso è normale per le donne solo da qualche decennio (chirurga, avvocata o avvocatessa, architetta, magistrata ecc.) così come del resto è avvenuto per mestieri e professioni tradizionali (infermiera, maestra, operaia, attrice ecc.).

La-Crusca-Risponde

La posizione dell’Accademia della Crusca è  ben documentata: il Progetto genere e linguaggio svolto in collaborazione col Comune di Firenze; la Guida agli atti amministrativi, pubblicata dalla Crusca e dall’Istituto di Teoria e Tecnica dell’Informazione Giuridica del Consiglio Nazionale delle Ricerche ITTIG-CNR; il Tema del mese a cura di Cecilia Robustelli, pubblicato nel marzo 2013 sul sito dell’Accademia e varie interviste rilasciate da accademici.

L’occasione per sottolineare la correttezza di sindaca, assessora, ministra e magistrata? La presentazione, a Firenze, del volume “La Crusca risponde. Dalla carta al web (1995-2005)”, a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti con la prefazione di Nicoletta Maraschio.

Il libro contiene le risposte a circa duecento nuovi quesiti sul lessico e sulla grammatica dell’italiano. La Consulenza Linguistica della Crusca, nell’arco di un decennio, ha risposto a oltre seimila domande, attraverso il semestrale “La Crusca per voi”, e sul sito. Il dialogo con scuole e «amatori della lingua», inaugurato da Giovanni Nencioni nel 1990 con la fondazione della rivista, è proseguito sotto la direzione di Francesco Sabatini e si è ampliato, grazie alla rete.

Sempre a proposito di genere, già nel 2011 nella Guida agli atti amministrativi della Crusca e del CNR si leggeva: “Si noti che tutti i nomi di mestiere, di professione e di ruolo possono avere la forma femminile: operaio/operaia, sindaco/sindaca; assessore/assessora; segretario generale/segretaria generale, il presidente/la presidente ecc. È invece da evitare, perché non è grammaticale, l’uso dell’articolo femminile seguito dalla forma maschile, es. la sindaco. Si raccomanda di distinguere sempre il genere quando si fa riferimento a una persona definita, in particolare nell’intestazione, nelle formule d’esordio, nell’oggetto e nella firma”.

Adeguiamoci. Ogni resistenza è futile.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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