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E se il denaro smettesse di funzionare?

Questo articolo di Douglas Coupland è stato pubblicato il 25 ottobre 2013 sul magazine del Financial Times, con il titolo World War $. È un racconto apparentemente sconclusionato, le cui concatenazioni sembrano improbabili. Eppure, leggendo attentamente, viene fuori una delle più lucide analisi sulle follie del sistema finanziario mondiale e sulle sue fragilità. Se cliccate qui andrete alla fonte. Io ho approfittato della traduzioni in italiano a cura di Internazionale. Ho aspettato ovviamente che il numero 1028 non fosse più in edicola, per non danneggiare il settimanale.  Douglas Coupland è uno straordinario scrittore canadese conosciuto in Italia soprattutto grazie al suo libro “Generazione X”, pubblicato nel 1996 da Mondadori.

 

coupland generazione x

“Di seguito, alcuni pensieri che in ultima analisi si ricollegano l’uno all’altro, formando una catena.

1) Lo scorso weekend mi sono reso conto che in vita mia avrò giocato a Monopoli una ventina di volte, forse trenta, eppure non ricordo che nessuno abbia mai vinto una partita. Non ricordo nessuno che abbia detto: “Ecco. Ho ufficialmente vinto, e la partita è ufficialmente finita”. Ricordo soprattutto persone annoiate e irritate che si alzavano per andare a prendere qualcosa da mangiare, rispondere al telefono e via dicendo, e che poi non tornavano più. Alla fine di una partita di Monopoli rimane un’unica persona seduta al tavolo, che conta i soldi e per un attimo si sente ricca, anche se ovviamente il gioco è finito e i soldi, così come il loro brivido, non hanno più valore.

2) Qualche mese fa, un tir canadese che trasportava attrezzature per l’estrazione del petrolio stava viaggiando in direzione sud sull’interstatale 5 nello stato di Washington, a metà del suo viaggio da Vancouver, in Canada. Il veicolo, che trasportava un carico di altezza straordinaria, ha urtato la campata portante di un ponte, lo Skagit river bridge, nella cittadina di Burlington, facendo crollare una sezione del ponte e provocando la chiusura dell’interstatale 5 per un mese, fino a quando non è stato eretto un ponte provvisorio. L’interstatale 5 è una tratta fondamentale per il traffico dei mezzi pesanti tra il Canada e gli Stati Uniti, e il suo punto d’ingresso in Canada è il secondo più importante snodo per i trasporti merci tra i due paesi. Il crollo del ponte ha messo in evidenza le condizioni spesso imbarazzanti di buona parte delle infrastrutture logistiche del Nord America, che è, sotto ogni punto di vista, uno degli attori principali nelle stanze del potere.

3) Nel mondo delle telecomunicazioni su fibra ottica esiste un fenomeno chiamato “latenza”. Se un cavo in fibra ottica va da Chicago a New York è probabile che non viaggi in linea retta, ma formando una serie di angoli, tornanti e zig zag fino a raggiungere la costa orientale. Un cavo in fibra ottica che viaggiasse quasi sempre in linea retta tra le due città consentirebbe ai segnali che trasporta di raggiungere New York qualche milionesimo di secondo prima della linea a zig zag. Ecco cos’è la latenza. Questa manciata di milionesimi di secondo, nel mondo delle transazioni di borsa computerizzate, offre un minuscolo ma netto vantaggio a chi usa il cavo dritto.

4) Nella nostra cultura, in particolare durante lo scorso decennio, un gruppo di persone discretamente intelligenti ha assunto persone straordinariamente intelligenti – per lo più matematici – perché formulassero algoritmi capaci di sfruttare fenomeni spazio-temporali come la latenza al fine di risucchiare dall’economia somme di denaro folli, e questo senza fare assolutamente nulla se non sfruttare le falle strutturali del mondo finanziario digitalizzato. Stiamo parlando di centinaia di miliardi di dollari, se non di triliardi, ottenuti semplicemente reclutando laureati svegli, gettandogli in pasto soldi e spettacoli di lap dance, per poi premere il tasto “invio” e intascarsi un miliardo di dollari in un batter d’occhio.

digital-money

5) Il crollo della borsa ce lo ricordiamo tutti, specie quando il Dow Jones scese sotto i 7.000 punti, e sembrava che il denaro dovesse davvero smettere di funzionare. Quando dico “smettere di funzionare”, non intendo solo “non avere più il valore di prima”. Intendo che il denaro in sé avrebbe semplicemente smesso di funzionare. Non si sarebbe limitato a riportare danni, ma si sarebbe guastato in modo irreparabile. Per un paio di giorni, io e diverse altre persone abbiamo avuto fantasie libertarie popolate da esseri umani adulti ben vestiti e ben nutriti, che vagavano per le strade del mondo come zombi, tentando di comprare benzina, cibo, divani, biglietti aerei e quant’altro, solo che i soldi non funzionavano più. Era finita.

6) I soldi sono qualcosa di più di un semplice “pagherò” accettato a livello di massa. Sono un pezzo dell’infrastruttura, e sono prodotti umani tanto quanto l’interstatale 5, il dolcificante o la terza stagione di Mad men. Se il denaro non è soggetto a manutenzione, può crollare come un ponte sull’interstatale 5, e per ripararlo, anche in presenza di politici determinati, ci vogliono tempi lunghissimi, durante i quali Dio solo sa quanti altri danni potrebbero fare gli esseri umani. Com’è possibile danneggiare il denaro? È possibile perché il fatto che io abbia dei fotoni che viaggiano qualche milionesimo di secondo più velocemente dei tuoi è sufficiente a rendermi mostruosamente ricco. E ripeto, senza fare altro che craccare il denaro stesso. È difficile nutrire rispetto per un sistema come questo. Spesso la questione della latenza viene presentata all’opinione pubblica come una gran figata, mentre invece è una cosa rivoltante, nonché in parte il motivo per cui cinque anni fa il mondo ha cominciato a sembrare in mano all’1 per cento della popolazione. Le persone discretamente intelligenti che vivono nell’era della latenza stanno mungendo quelle ancora ferme all’era prelatente.

7) Nel 2008 ci siamo pericolosamente avvicinati alla distruzione del denaro, e nel farlo abbiamo smascherato l’obsolescenza dell’infrastruttura del denaro. Le persone molto intelligenti che hanno saccheggiato miliardi dall’economia si sono beccate uno schiaffetto, e senza dubbio, mentre leggete queste righe, staranno già setacciando gli elenchi di laureati dell’Mit e del Caltech in cerca di nuove e più fresche latenze. E forse da qualche parte esiste un universo parallelo a questo, dove le cose non si sono risolte altrettanto bene, dove il denaro si è davvero guastato in modo irreparabile. È un gioco dove un bel giorno la partita a Monopoli si è conclusa, e nessuno ha capito bene il perché”. 

di Douglas Coupland

PS. L’articolo di Coupland mi ha fatto venire in mente l’ultimo romanzo di Robert  Harris, “L’indice della paura”, pubblicato in Italia da Mondadori, i cui ingredienti sono proprio algoritmi matematici, speculatori, volatilità e percezione del rischio finanziario.

Robert Harris L'indice della paura

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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