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Ecco perché ho jailbrekkato iPhone

Yukari Kane - foto del Wall Street Journal

Yukari Kane - foto del Wall Street Journal

Da non perdere l’articolo di Iukari Iwatani Kane sul Wall Street Journal di oggi. E’ dedicato al quindicenne Ari Weinstein, uno dei ragazzi terribili del Chronic Dev Team, il gruppo di hacker che si dedica al jailbreak di iPhone. Non è la solita pappa, perché l’articolo fa venire fuori il personaggio, le sue motivazioni. L’etica hacker, insomma.

 

Tutto ruota intorno alla domanda. Il jailbreak è un atto legittimo oppure no? Apple, ovviamente, risponde di no e fa appello al Digital Millennium Copyright Act.

Ari Weinstein – che è giovane ma non stupido – fa sua la tesi dei numerosi avvocati statunitensi che si occupano di diritti digitali. Alla giornalista Ari dice di avere rispetto per l’etica, di aver studiato attentamente il Digital Millennium Copyright Actp e di non ritenere che le sue azioni siano sbagliate.  Ha anche un avvocato, che lo assiste gratuitamente da quando, due anni fa, il ragazzo ha jailbrekkato il primo iPhone.

“Apple – sostiene Ari – non ha il diritto di dirmi quello che posso mettere sul mio telefono cellulare e poi il mio hacking aiuta la gente”.

Come dargli torto? Il sito del jailbreak dell’iPhone 3G S è stato già visitato da 250mila utenti, molti dei quali hanno scaricato l’applicazione anche se ancora in versione beta e dunque a rischio di stabilità.

D’altronde Apple ha appena immesso sul mercato un prodotto di nicchia altissima, che costa 700 euro, e che – stando ai rumor della rete – qualche difetto ce l’avrebbe.

Dal presunto surriscaldamento,  alla presunta scarsa durata della batteria, alla presunta falla di sicurezza causata dagli sms.

Per 700 euro i consumatori si aspettano qualcosa al di sopra di ogni sospetto.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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