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Rete sotto assedio: Reporters sans frontières e il bavaglio a YouTube

In Italia se ne parla poco, occupati come sono i giornali a discettare delle foto di Lapo, ma in Francia il cosiddetto Decreto Romani  – che vorrebbe equiparare YouTube alla televisione generalista  – è all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Reporters sans frontières dice esplicitamente che “questo progetto, che potrebbe entrare in vigore il 27 gennaio, rappresenta una nuova minaccia alla libertà di espressione in Italia. Reporters sans frontières chiede alla Corte Costituzionale di invalidarlo nella sua interezza”.

Il progetto – scrive Reporters sans frontières obbligherebbe i siti che diffondono video a procurarsi una licenza speciale. Inoltre prevede sanzioni fino a 150mila euro per eventuali violazioni dei diritti d’autore.

Reporters sans frontières critica la scelta del decreto, invece che del disegno di legge, “perché così il provvedimento sfugge al dibattito e al controllo democratico del Parlamento, passaggio indispensabile in uno stato di diritto che rispetti i diritti umani e la libertà di espressione”.

Reporters sans frontières

“Il decreto – aggiunge Reporters sans frontières  – stabilisce un regime di autorizzazione preventiva per l’esercizio della libertà di espressione, al fine di evitare ulteriori violazioni dei diritti protetti dalla proprietà intellettuale. Questa disposizione è in totale contraddizione con il disegno della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla libertà di espressione e l’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.

Reporters sans frontières guarda a cosa accade all’estero ma non trascura i guai di casa propria. Tempo fa l’associazione no profit, che monitora la libertà di stampa e di espressione in tutto il mondo, non ha risparmiato critiche alla cosiddetta Legge Hadopi 2.


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  • La Commissione avvierà una procedura di infrazione contro l'Italia per la non notifica del decreto legislativo del vice ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani che abbassa i tetti sugli affollamenti pubblicitari sui canali tv a pagamento come Sky e introduce nuove norme sulla circolazione dei contenuti su Internet.

    Lo riferiscono a Reuters fonti della Commissione europea precisando che il decreto rischia di violare le norme europee nella parte riguardante i controlli sui contenuti che viaggiano sulla rete.

    "La direttiva europea sul commercio elettronico vieta obblighi di monitoraggio preventivo da parte dei service provider", spiega una delle fonti, commentando la parte del decreto che pone in capo ai fornitori di servizi su Internet, come Google, di vigilare preventivamente sui contenuti trasmessi per evitare violazioni di copyright o di privacy.

  • Il decreto tv andrebbe modificato in diversi aspetti. Questa la posizione espressa dal presidente dell'Agcom, Corrado Calabro', durante l'audizione in commissione

    Lavori pubblici al Senato. Audizione che fa parte di quelle

    previste sia a Palazzo Madama che alla Camera per un

    approfondimento sul decreto legislativo, che attuando la

    direttiva Ue sulla tv senza frontiere, modifica in diversi punti il testo unico sulla tv e anche il funzionamento degli internet provider.

    Durante l'audizione, ha detto Calabro', "ho rivendicato il ruolo dell'Agcom e la sua funzione regolatrice", a fronte del fatto che da testo emerge una "frammentazione delle competenze e alcune vengono anche sottratte". Per il presidente dell'Agcom nel decreto "ci sono aspetti che vanno riconsiderati perche' non perfettamente coerenti con la direttiva". Ci sono "duplicazioni terminologiche" e poi tutta la questione internet con quella autorizzazione che, secondo il testo, andrebbe chiesta al governo e che risulta essere "un intervento preventivo" che "rischia di diventare un filtro burocratico" che va contro le disposizioni

    europee in materia.

    Calabro' ha poi ribadito che le "produzioni indipendenti vanno salvaguardate" anche perche' la loro crescita e' avvenuta "grazie alle quote di investimento e produzione, sopprimerle significherebbe stroncare le produzioni stesse". Per ilpresidente dell'Agcom, in generale, "la delega e' molto ampia", ovvero il testo con cui e' stata recepita la direttiva Ue.

  • Franco Palleschi

    Le segnalo una novità di oggi: Un appello a cancellare dal testo del decreto Romani, in materia di recepimento della nuova direttiva Ue in materia di tv, le norme censorie sul web con un invito atutti i cittadini a sottoscrivere il documento: e' stato presentato questa mattina al Senato da Vincenzo Vita e Luigi Vimercati, durante la conferenza stampa al sul disegno di legge sulla neutralita' della rete e la diffusione del software libero a cui hanno partecipato anche il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro e il professor Stefano Rodota'.

    In pratica, si legge nel testo dell'appello che s'intitola 'Giu' le mani dalla rete', "viene evocato un incisivo intervento dell'Autorita' per le Garanzie nelle comunicazioni per estendere la normativa sul copyright anche ai fruitori dei servizi, inidpendentemente dalla piattaforma di trasmissione usata".

    Inoltre, "viene esteso l'obbligo di rettifica anche ai

    telegiornali trasmessi sul web e fruiti a richiesta. Infine il decreto – spiega sempre l'appello – concede al ministero

    competente il potere di autorizzare la fornitura di immagini

    attraverso internet".

    Secondo i propositori dell'appello "questa tendenza e'

    autoritaria e per di piu' impraticabile, serve una vera e

    propria Carta dei diritti e dei doveri per la cittadinanza

    digitale".

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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