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Google e la sentenza di Milano: è in gioco la libertà della rete?

 “La tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”, commentano soddisfatti il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e il pubblico ministero Francesco Cajani. Il giudice Oscar Magi ha condannato a sei mesi di reclusione, per violazione della privacy, tre dirigenti di Google. Erano accusati di diffamazione e violazione della privacy, per non aver impedito la messa in rete su YouTube di un video che mostrava un ragazzino down picchiato e insultato da alcuni studenti. E’ venuta meno l’accusa di diffamazione.

Giustizia è fatta, dunque? Il portavoce di Google Italia, Marco Pancini, dice che la sentenza e’ “un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali e’ stato costruito internet“. I tre dirigenti “non hanno avuto nulla a che fare con il video in questione, poiché non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato“. Secondo Pancini, i tre dirigenti sono stati dichiarati “penalmente responsabili per attività illecite commesse da terzi“. 

Durante il processo, i legali di Google hanno sempre sostenuto che la responsabilità “è di chi carica il video in rete. Se questo principio viene meno, cade la possibilità di offrire servizi su internet. La normativa vigente e’ stata definita appositamente per mettere gli internet service provider al riparo dalla responsabilità a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. Se questi principi vengono meno, tutti i siti che usiamo oggi, qualora venissero ritenuti responsabili dei controlli dei video caricati sulle loro piattaforme questo vorrebbe dire la fine del web come lo conosciamo oggi“. 

Youtube-Censored

Più sfumata la posizione di uno degli avvocati di Google, Giuliano Pisapia. “Noi faremo appello – dice – ma l’assoluzione decisa dal giudice in riferimento alla diffamazione ci soddisfa ed e’ secondo noi solo il primo passo. Avessero avuto ragione i pm su tutta la linea ci saremmo trovati di fronte a una sorta di obbligo di censura preventiva verso qualsiasi contenuto da mettere in rete. I dirigenti di Google – conclude Pisapia – hanno fatto il possibile rimuovendo il video appena informati della sua esistenza sul web. Non si può fare l’impossibile. E’ giusto riflettere perché fatti del genere non abbiano più a ripetersi, dal momento che parliamo di un tema molto sensibile e che deve stare a cuore a tutti”.

Google in manette (by Quink www.quink.it)

Di parere opposto, ovviamente, la pubblica accusa: questo, secondo Robledo e Cajani, “non e’ stato un processo sulla libertà della rete come alcuni hanno detto. Si e’ posto invece per la prima volta in Italia un problema serio sui diritti della persona nella società di oggi“.

La sentenza di primo grado di Milano sancisce che “la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”. E’ vero, i filmati su YouTube, i gruppi demenziali e criminali su Facebook, le immagini irriguardose, hanno il limite dell’automatismo. Non c’è controllo preventivo da parte di esseri umani e dunque, quando vanno in rete, la frittata è fatta.

Dalla “messa in onda” all’eventuale cancellazione passa troppo tempo (due mesi, nel caso del ragazzo down preso in esame nel processo contro Google). I correttivi sembrano inevitabili, per tutelare dagli abusi soggetti deboli e cittadini. A patto però che – come si tenta di fare in Italia – il rimedio non sia un pretesto per imbavagliare la rete. Insomma, il rischio è quello di gettare il bambino con l’acqua sporca. Occorre ragionare affinchè ci sia equilibrio  tra la tutela della persona umana, la logica d’impresa e le libertà in rete.


Twitter: @pinobruno

  • Pino Bruno

    (ANSA) – NEW YORK, 26 feb – Un errore giudiziario, una follia. Per gli editorialisti del Wall Street Journal, il qutodiano Usa che fa capo a Rupert Murdoch, la condanna di tre dirigenti di Google da parte della giustizia italiana per il video del disabile picchiato, e' una assurdita'.

    Convinto che la sentenza di appello dara' ragione a Google visto che le regole europee sembrano garantire l'impunita' a chi ospita contenuti forniti da altri, il Wsj sostiene che ''i criminali sono i responsabili dell'attacco, chi lo ha filmato e messo in rete, e sono infatti finiti dinnanzi ad un tribunale.

    Il quotidiano economico afferma pero' che ''perseguire i dipendenti di Google perche' non potevano sapere in anticipo cosa sarebbe stato caricato, o perche' non hanno tolto il video abbastanza in fretta, e' una follia, anche per l'Italia''.

    (ANSA).

  • (ANSA) – BRUXELLES, 26 FEB – Dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google al carcere per violazione della privacy, la Commissione Ue ''segue da vicino il caso Google in Italia'' e ribadisce di appoggiare ''un Internet aperto che promuova lo scambio di informazioni e opinioni come elemento essenziale delle societa' democratiche''.

    Secondo quanto ha detto all'ANSA un portavoce dell'esecutivo Ue, la Commissione non commenta direttamente la sentenza del tribunale di Milano. ''Abbiamo capito che Google fara' appello e i nostri servizi seguiranno il caso da vicino'', ha detto il portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier.

    La Ue per ora non entra dunque nel merito, ma se a conclusione della vicenda qualcuno dovesse sollevare la questione della compatibilita' della decisione italiana con le leggi Ue, ''allora Bruxelles esaminerebbe il caso'' nello specifico.

    Il portavoce ha poi ribadito come per la Ue Internet sia ''una piattaforma unica di liberta' di informazione ed espressione'', e per questo le politiche di Bruxelles ''sostengono una rete aperta che promuova lo scambio di informazioni ed opinioni in quanto elemento essenziale di societa' pluraliste e democratiche''.(

  • La questione è molto semplice, perché è assolutamente da escludere ogni controllo preventivo dei contenuti, da parte dei gestori delle piattaforme Internet. Ci vogliono però un minimo di norme e di regole, la più importante delle quali dovrebbe essere quella di rimuovere i contenuti offensivi e illeciti in tempi molto stretti, e possibilmente senza aspettare segnalazioni dall'esterno. Ciò comporterebbe degli investimenti adeguati da parte dei gestori, i quali ovviamente non ne vogliono sapere. Ma siccome sono in gioco importanti diritti universali, bisognerà trovare una soluzione equilibrata fra questi diritti e la volontà di ottenere il massimo profitto economico.

  • ROMA, 25 FEB – ''E' una sentenza sbagliata e potenzialmente pericolosa, che lascia immaginare effetti dannosi per lo sviluppo della rete'': questo il commento di Roberto Cassinelli (Pdl), sul suo blog, all'indomani della sentenza che ha condannato Google nel caso contro Vividown.

    ''Ne' sul piano giuridico ne' su quello sociale a Google si possono attribuire responsabilita' – dichiara il deputato -.

    L'azienda ha proceduto celermente a rimuovere il video incriminato su richiesta della Polizia, quindi ha diligentemente adempiuto al proprio dovere''. Secondo Cassinelli, inoltre, ''il giudice ha dimenticato un fondamentale principio stabilito a livello comunitario ed affermatosi anche nella giurisprudenza

    italiana: gli intermediari della comunicazione non hanno responsabilita' per i contenuti che diffondono se non li hanno intenzionalmente modificati o se non provvedono ad eliminarli non appena vengono a conoscenza della loro eventuale illiceita'''.

    ''Questa sentenza – prosegue Cassinelli – deve restare un caso isolato, e auspico che in appello sia ribaltata, o creera'

    conseguenze gravi per lo sviluppo e la liberta' della rete in

    Italia: rischiamo che i grandi gruppi del web decidano di abbandonare il mercato nazionale, producendo un danno inimmaginabile alle nostre telecomunicazioni''. Cassinelli conclude affermando che ''in un caso come questo, che ha messo in luce aspetti particolarmente tristi, sono moltissimi i soggetti che hanno responsabilita', non solo giuridiche, ed e'

    bene che se le assumano, se non altro di fronte alla propria coscienza. Tra questi senza dubbio non rientra Google''.

  • ''Reporters sans frontieres esprime la propria inquietudine di fronte alla condanna dei dirigenti di

    Google'': e' il commento che si legge in homepage della sezione italiana di Rsf sulla sentenza di ieri del tribunale di Milano.

    ''Se i giudici avevano intenzione di avviare in questo modo un dibattito sul rispetto della privacy su Internet, argomento della massima importanza, hanno scelto male il loro cavallo di battaglia – aggiunge Rsf -. Questa condanna purtroppo instaura di fatto una necessita' di controllo a priori sulla pubblicazione di video e per questo e' un colpo grave alla liberta' di espressione. La sentenza costituisce un grave precedente, proprio in quanto e' stata presa in un paese democratico''.

    ''Non e' la prima volta che la liberta' di espressione su Internet viene minacciata in Italia – aggiunge l'organizzazione -. Questa condanna avviene in pieno dibattito sul nuovo progetto per il decreto legislativo proposto da Paolo Romani, viceministro delle Comunicazioni, nel gennaio scorso. Questo decreto mira a obbligare i siti di diffusione di video ad ottenere una licenza ufficiale, instaurando cosi' un sistema di autorizzazione che viene prima dell'esercizio della liberta' di espressione. La sentenza del tribunale e tale decreto – conclude Rsf – sembrano annunciare l'instaurazione in Italia di 'approccio preventivo' verso la liberta' di espressione su Internet''.

  • Pino

    (ANSA) – NEW YORK, 25 FEB – L'Italia e', tra i paesi europei, uno di quelli che preme di piu' per regolamentare internet: lo scrive oggi il New York Times, dedicando un articolo in prima pagina alla vicenda dei tre responsabili di Google condannati per il video sul disabile.

    La corrispondente in Italia del Nyt, Rachel Donadio, ricorda che tra le accuse mosse al governo di Silvio Berlusconi c'e'

    quella di volere ostacolare il web per proteggere le televisioni.

    Scrive la Donadio: ''In Italia, dove il premier Silvio Berlusconi possiede la maggior parte dei media privati e controlla indirettamente quelli pubblici, c'e' una forte spinta per regolamentare internet in maniera piu' determinata rispetto al resto dell'Europa. Una serie di provvedimenti sono allo studio in Parlamento per tentare di imporre una serie di controlli sul web''.

    La corrispondente del Nyt ricorda che gli avversari di Berlusconi ''sostengono che le misure vanno al di la' delle questioni di routine legate al copyright e sono un mezzo per stornare la concorrenza del web rispetto alle reti televisive pubbliche e le sue reti private e per mantenere un controllo piu' stretto sul dibattito pubblico''.

    Piu' in generale, il Times sostiene che la sentenza italiana ''suggerisce che Google non e' solamente uno strumento per i suoi utenti come (il gruppo) sostiene, e che non e' diverso rispetto alle altre societa' editoriali, come giornali e tv, che forniscono contenuti e devono essere regolamentate''.

  • mimmo_pec

    Ciao Pino,
    forse può interessare al tuo dibattito la dichiaraazione che il legale di google ha fatta a Punto Informatico:

    Intermediari o controllori?
    di Massimo Mattone – Lo spettro del controllo preventivo da parte degli intermediari non è affatto scongiurato. A spiegarlo a Punto Informatico è l'avvocato Pisapia, legale di Google

    ecco il link:
    http://punto-informatico.it/2819668/PI/Commenti/i

    pare che non è che possiamo stare tanto tranquilli che in futuro i provider non siano costretti a controllare a manina ogni video! cosa impossibile, credo e MI AUGURO…

    Un saluto
    Mimmo

  • A mio avviso i minori e le persone più deboli vanno tutelati; ma solo di fonte a una denuncia o a una segnalazione di reati simili a quelli accaduti al provider va l’obbligo di intervenire per rimuovere il materiale inserito. Qualora il provider, a seguito della segnalazione, non rimuova il contenuto o lo fa con ingiustificato ritardo si può considerare responsabile per i contenuti. Chiedere una censura preventiva stravolge il principio di libertà di espressione e si può ritorcere alla fine sulla manifestazione del pensiero.

    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  • Pino

    ''Siamo negativamente colpiti dalla odierna decisione. Pur riconoscendo la natura biasimevole del materiale, non siamo d'accordo sul fatto che la responsabilita' preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider'', fa sapere l'ambasciatore David Thorne in una nota, mentre molti blog americani e italiani prendono le difese di Big G. ''Possiamo spiegare al giudice italiano Oscar Magi cos'e'

    YouTube?'', scrive l'esperto Mike Butcher su TechCrunch, uno dei piu' seguiti blog tecnologici Usa, riassumendo una delle posizioni piu' diffuse nella blogosfera americana: i tre responsabili italiani di Google sono stati condannati in base ad ''accuse ridicole'', perche' il video del disabile vessato e'

    stato tolto quasi immediatamente dal sito. Su Business Insider, Matt Sucherman, responsabile per gli affari europei, definisce dal canto suo la sentenza ''incredibilmente stupida''. Della stessa portata le reazioni in Italia. ''E' probabile che il diritto alla liberta' di informazione e il diritto alla privacy saranno sempre piu' in conflitto. E tutti coloro che vorranno ridurre la prima potranno appellarsi alla seconda'', scrive il noto blogger Luca De Biase, mentre per Vittorio Zambardino ''non e' la liberta' di Google in gioco ma quella dei singoli''.

    Per il presidente del Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, la sentenza ''pone all'attenzione di tutti la necessita' di individuare con urgenza regole condivise'', mentre e' ''inaccettabile'' per gli Internet Provider. ''La responsabilita' penale personale di un soggetto privato non puo'

    essere trasferita ad un operatore che si trova nell'impossibilita' oggettiva di controllare un contenitore immenso di contenuti video come YouTube'', dice Dario Denni, segretario dell'Aiip, l'Associazione italiana Internet Provider che riunisce 50 operatori. E Andrea Monti, avvocato ed esperto di diritto della Rete, spiega che si potra' commentare meglio quando sara' nota la motivazione della sentenza, ma ''per il momento e' interessante notare che il giudice ha assolto sull'accusa di diffamazione. E' stata dunque rigettata l'impostazione accusatoria che collegava l'omesso controllo sui contenuti pubblicati tramite Google alla lesione della reputazione''.

    Tanti anche i commenti politici negativi, da Paolo Gentiloni del Pd (''sentenza allarmante'') a Ffwebmagazine.it, periodico online della Fondazione Farefuturo che chiede di ''punire i bulli e non il web'', in una delle giornate piu' nere di Google, da oggi ufficialmente anche sotto la lente dell'Antitrust Ue dopo una segnalazione del concorrente Microsoft. Solo l'ultima di una serie di grane in Italia e all'estero (da Google News a Google Books, solo per citarne alcune) della 'gallina dalle uova d'oro' prima al mondo per la ricerca online e di video che solo nell'ultimo trimestre 2009 ha quintuplicato il suo utile netto.

  • (ANSA) – ROMA, 24 FEB – ''E' inaccettabile che la responsabilita' penale personale di un soggetto privato venga trasferita ad un operatore che si trova nell'impossibilita'

    oggettiva di controllare un contenitore immenso di contenuti video come YouTube e non abbia obblighi legali di controllo su cio' che i privati liberamente caricano su quella piattaforma'':

    e' questo il commento di Dario Denni, segretario dell'Aiip (Associazione italiana Internet Provider) dopo la sentenza che ha condannato tre dirigenti di Google, imputati a Milano per un video che mostrava un minore disabile vessato da alcuni compagni di scuola caricato nel 2006.

    ''Il principio e' semplice – aggiunge Denni – non possiamo addebitare la responsabilita' degli automobilisti ai manutentori delle strade. E' giusto e' opportuno che Google collabori, come del resto, ha sempre fatto con l'autorita' giudiziaria per la ricerca dei responsabili, e speriamo che certe decisioni non siano un tentativo di sopperire alla difficolta' di rintracciare i reali colpevoli di certi reati oppure di trovare rapidamente un responsabile per soddisfare l'opinione pubblica''.

    ''Internet e' un sistema anti-intuitivo, la prima cosa che viene in mente e' quella sbagliata – conclude il segretario dell'Aiip, che riunisce 50 operatori che danno accesso a Internet -. Quindi gli addetti ai lavori conoscono il funzionamento della Rete e potranno rapidamente sciogliere quei dubbi che speriamo a qualche magistrato sorgano nel prossimo grado di giudizio''. (ANSA).

  • (ANSA) – ROMA, 24 FEB – ''Ormai e' chiaro. Gli eserciti in campo sono due e la politica questa volta non c'entra. Da una parte c'e' chi immagina Internet come strumento di pluralismo e chiave verso un futuro fatto di connessione e condivisione.

    Dall'altra parte, invece, c'e' chi della Rete legge solo i rischi preferendo (e proteggendo dall'avanzata di internet) i piu' rassicuranti media tradizionali'': cosi' Ffwebmagazine (www.ffwebmagazine.it), periodico online della Fondazione Farefuturo, commenta la sentenza del tribunale di Milano che ha dichiarato colpevoli di 'violazione della privacy' tre dirigenti di Google per un video che mostrava un bambino affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti.

    ''Al di la' del merito tecnico della sentenza e della sacrosanta indignazione, il tribunale con questa decisione sembra schierarsi dalla parte di chi vede nella Rete solo un pericolo da contenere. Il video in questione – scrive Ffwebmagazine – e' stato rimosso non appena giunta la prima segnalazione. Secondo i giudici Google avrebbe dovuto operare a monte, rivolgendosi direttamente al garante. Operando una sorta di 'controllo preventivo' sul materiale che viene condiviso. La conseguenza? Il monitoraggio preventivo su tutto il materiale prodotto e caricato dagli utenti. E cosi' la Rete per come la conosciamo oggi, diventerebbe una 'televisione bis': i contenuti vengono confezionati e controllati, e poi trasmessi. Senza giri di parole, un tradimento bello e buono dello spirito stesso con cui il web e' nato e si e' sviluppato. Ci sarebbero, intanto, tutti i mezzi per punire veramente chi ha veramente commesso l'atto in questione. Anzi, in questo la Rete si dimostra strumento di grande utilita'''. (ANSA).

  • (ANSA) – ROMA, 24 FEB – ''Quando sara' nota la motivazione si potra' commentare 'carte alla mano' la sentenza. Per il momento e' interessante notare che il giudice ha assolto sull'accusa di diffamazione. E' stata dunque rigettata l'impostazione accusatoria che collegava l'omesso controllo sui contenuti pubblicati tramite Google alla lesione della reputazione'', e'

    questo il parere di Andrea Monti, avvocato esperto di diritto della Rete, dopo la condanna a sei mesi di reclusione di tre dirigenti di Google per un video pubblicato nel 2006 che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti. .

    ''Quanto alla condanna – aggiunge Monti – non credo che trasformare gli operatori Internet in sceriffi della Rete tuteli i deboli e le vittime di abusi. In compenso, queste decisioni possono seriamente danneggiare lo sviluppo del comparto industriale Tlc in Italia, bruciando investimenti e posti di lavoro''

  • Firenze, 24 feb. (Apcom) – La sentenza di Milano contro tre

    dirigenti di Google mette a rischio la liberta' di espressione

    sulla rete: lo dice Pietro Yates Moretti, vicepresidente

    dell'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e

    consumatori). I tre dirigenti di Google sono stati condannati a

    sei mesi di reclusione per violazione della privacy in relazione

    al filmato che riprende le angherie inflitte da compagni di

    classe a un ragazzo down, caricato sul motore di ricerca nel

    2006. "Questa sentenza, se fosse confermata nei gradi successivi,

    potrebbe mettere a rischio tutti i siti che in Italia ospitano

    contenuti creati dagli utenti, dai social network ai blog, dai

    motori di ricerca ai forum" dice Yates. "Questi siti potrebbero

    dover applicare forti censure preventive o addirittura andarsene

    dall'Italia, con grave danno per la liberta' di espressione".

    "Invece di punire gli eventuali responsabili che hanno aggredito

    la vittima, l'hanno filmata e poi hanno caricato le immagini

    online, si va a colpire chi offre strumenti di comunicazione e

    espressione a miliardi di utenti, sotto la pretesa di un mancato,

    quanto tecnicamente impossibile, controllo preventivo" prosegue

    l'Aduc. "Un po' come punire i dirigenti di una casa produttrice

    di automobili perche' qualche imbecille guida ubriaco. Aspettiamo

    le motivazioni, ma ci e' chiaro, anche da nostre simili

    esperienze con i nostri forum, che parte della magistratura

    fatica a comprendere Internet, ancorata ad un codice penale del

    1930 a scapito di quei principi costituzionali che sanciscono la

    liberta' di espressione e la natura personale della

    responsabilita' penale".

  • james

    In un paese in cui i politici hanno più volte tentato di mettere bavagli alla rete una condanna formulata così male ed esprimenti un concetto giuridico così aberrante è non solo pericolosa, ma tremendamente miope.

    Si invoca il diritto alla privacy, ma chi l'ha leso, è chi ha messo tali contenuti in rete, i loro autori insomma, autori che guarda caso, essendo minorenni, se la sono cavata con l'equivalente di un buffetto sulla nuca, mentre il fornitore di un servizio è stato praticamente condannato per una sorta di indiligenza in vigilando una cosa assurda

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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