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Cybercrime: ecco la dottrina Obama

Chiedevo, l’11 gennaio scorso, se tra gli obiettivi del prossimo G8 (a fine maggio in Francia) ci sia anche un nuovo tentativo di regolamentare la rete. Al di là delle dichiarazioni di principio, infatti, ai potenti della Terra piace il coté commerciale di internet. Molto meno quello delle libertà e dei diritti. Sarkozy chiama e Obama risponde, con la sua U.S. International Strategy for Cyberspace, fresca di pubblicazione sul blog della Casa Bianca.

Nelle trenta pagine del documento si parla soprattutto di cybercrime e, per la prima volta, gli Stati Uniti dicono che useranno tutto il loro potere militare per rispondere a eventuali attacchi alla sicurezza nazionale.  Il piano prevede anche una maggiore cooperazione con altri paesi per la lotta contro la cyber criminalità e auspica norme internazionali e best practices di sicurezza informatica per le aziende.

Si parla anche di regole per il copyright, Net Neutrality e libertà di espressione online. A proposito di Internet Freedom, la strategia Obama parla di protezione delle libertà fondamentali e della privacy: “sostenere la società civile nella realizzazione di piattaforme affidabili, sicure per la libertà di espressione e di associazione.

Noi incoraggiamo la gente di tutto il mondo a utilizzare i media digitali per esprimere opinioni, condividere informazioni, monitorare elezioni, denunciare la corruzione, organizzare i movimenti sociali e politici, denunciare chi molesta, arresta ingiustamente, minaccia o commette atti violenti contro le persone che utilizzano queste tecnologie”.

“Le protezioni devono valere anche per  provider e fornitori di connettività,  troppo spesso vittime di censure”…. “Gli Stati Uniti saranno un infaticabile sostenitore delle libertà fondamentali di espressione e di associazione attraverso il cyberspazio”, e …..”saranno al fianco di protagonisti della società civile, difensori dei diritti umani e giornalisti nel loro utilizzo dei media digitali….”.

Non voglio copiare e incollare tutto il documento, che è a disposizione qui in sintesi (quattro pagine) e qui in versione integrale (trenta pagine).

Parole bellissime, ma si predica bene per i cyber attivisti del resto del mondo e si razzola male in casa propria. Come la mettiamo con Wikileaks?

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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