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Censimento 2011 e shock digitale

Ero ottimista, il 14 settembre scorso, quando – alla vigilia del Censimento 2011 – scrivevo che si sarebbe trattato di un test di cittadinanza digitale. Ebbene 5.491.069 di questionari sono stati già compilati e trasmessi via web, cioè il 37,6 per cento degli italiani ha snobbato la fila all’ufficio postale e aderito all’opzione di eGovernment. Alla faccia degli stereotipi sul paese dei telefonini e delle scartoffie. Significa che siamo pronti per una Pubblica Amministrazione più efficiente e trasparente e che non meritiamo quella che abbiamo.

Significa che se gli strumenti messi a disposizione sono semplici, usabili, se l’interfaccia è quella giusta, se le domande sono chiare, se la procedura è rapida, il cittadino risponde. Significa che la maggior parte della Pubblica Amministrazione – dalle regioni ai comuni, alle scuole, alla sanità, al fisco, al catasto, alla motorizzazione – deve riflettere sui servizi (scarsi, inadeguati, complicati, a macchia di leopardo sul territorio) offerti finora, e darsi una mossa.

L’Istat, con il Censimento 2011, ha tolto alibi a tutti gli altri. Ogni giorno perduto sulla strada dell’eGovernment è un’occasione sprecata. L’inefficienza digitale della macchina burocratica italiana – con le dovute, rare, eccezioni – costa soldi e sviluppo, è un freno a mano per l’economia e un volano per evasione ed elusione fiscale, corruzione, abusi, sprechi.

Le amministrazioni statali e periferiche non dialogano tra loro, usano piattaforme e sistemi informatici differenti, gettano via denaro per sperimentare servizi che altrove, semmai nel comune vicino, nella regione limitrofa e nella Asl accanto, sono diventate soluzioni ormai mature.

Dicono gli Osservatori del Politecnico di Milano (in un recente studio condotto per Nòva del Sole 24 Ore) che “lo Stato potrebbe risparmiare 43 miliardi di euro all’anno se portasse a termine un convinto programma di digitalizzazione della Pubblica amministrazione centrale e locale. Una cifra pari a dieci volte i tagli agli enti locali varati dal Governo per il 2012 (4,2 miliardi). E superiore anche alle risorse che … si stima di recuperare, per esempio, dalla cessione di immobili pubblici (25-30 miliardi).

Inoltre, secondo una stima del Censis, il costo della burocrazia per le imprese italiane è pari a 70 miliardi di euro. Lo studio ipotizza che un terzo di questi costi sia fisiologico, ma che i due terzi rimanenti si possano eliminare con due azioni: la semplificazione normativa e la digitalizzazione dei processi, che da sola potrebbe eliminare un terzo dei costi. Ovvero 23 miliardi di euro, che le imprese potrebbero risparmiare, ogni anno”.

Il Censimento 2011 (e gli Osservatori del Politecnico di Milano) dimostra che un’altra Italia (digitale) è possibile.

 

 

 


Twitter: @pinobruno

  • Anonimo

    Provo un po’ òàèò di caratteri strani

  • c’è voluto un attimo a compilare via web…fantastico!

  • 6.104.000, 24 ore dopo… (Ciao Lob!)

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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