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Rete sotto assedio: ci mancava pure la tassa della Siae

Last but not least, sulla rete incombe anche la tassa per arricchire ulteriormente la SIAE. Non è notizia da prendere sottogamba, eppure se ne parla poco o niente. Alla Società italiana autori ed editori non bastano i sessanta – settanta milioni di euro che incassa già su masterizzatori e videoregistratori. Ne vorrebbe altri ottanta, addirittura trecento secondo alcune stime, anche da computer e telefoni cellulari.

Perché mai? La nuova tassa compenserebbe autori ed editori per i mancati introiti eventualmente derivanti dalla pirateria digitale in rete. E chi non fa download illegali? Paga pure lui. Insomma, si starebbe replicando per l’uso di Internet ciò che avvenne anni fa per i supporti vergini. Se qualcuno compra un CD o DVD vergine, lo fa sicuramente per copiare illegalmente musica, software e film, dunque ci vuole un balzello preventivo. 

Bollino Siae anche per navigare?

Bollino Siae anche per navigare?

Sulla vicenda sono state presentate finora interrogazioni da alcuni parlamentari radicali e del Pd

Intanto è la Corte di Cassazione, sia pure indirettamente, a ridimensionare gli appetiti della Siae. “Non commette reato il libero professionista che possiede e utilizza programmi per il computer privi del marchio Siae”, ha sentenziato ieri.  

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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