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Media Cloud: la nuvola che porta alle fonti del giornalismo

Una nuvola di parole campeggia sulla home di Media Cloud. Parole sensibili al tocco del mouse. Sono le parole più ricorrenti sui più importanti media in lingua inglese. Clicco su Gaddafi e appare una finestra che mostra, in percentuale, quante volte la parola Gaddafi è stata citata durante la settimana appena trascorsa. Un’altra finestra, a destra, propone gli abstract degli articoli e i link ai giornali. Media Cloud è un potente e inedito strumento digitale a disposizione di ricercatori e giornalisti. Si tratta di una piattaforma open source che permette di ottenere risposte quantitative sui contenuti dei media online, conoscere le fonti delle notizie, verificare e confrontare spazio e gerarchia delle news. Da chi è partita la notizia, ad esempio, come è stata ripresa, da chi e in che modo.

La piattaforma si propone di dare risposte alle domande che gli addetti ai lavori pongono e si pongono:

  • Sono i blogger a introdurre spunti di notizie nei media tradizionali o è il contrario?
  • Quali parti del mondo sono coperti o ignorati dai vari tipi di media?
  • Dove comincia una storia?
  • In che modo media di diverso orientamento utilizzano termini differenti per descrivere lo stesso evento?
  • Possiamo caratterizzare in qualche modo la copertura di eventi differenti da parte di una particolare testata o fonte?
  • Come si differenziano i modelli usati per coprire gli eventi locali e nazionali?
  • E’ possibile tracciare i flussi di notizie su argomenti specifici?
  • I commenti influenzano e/o aggiungono contenuto agli articoli pubblicati online?

 

Per più di un anno – dicono i promotori del Berkam Center for Internet & Society della Harvard University –  abbiamo raccolto ogni giorno circa cinquantamila news in inglese da diciassettemila fonti. Media mainstream ma anche i blog più seguiti.

Obiettivo di Media Cloud è analizzare le differenze nella copertura delle crisi internazionali da parte dei media professionali e dei citizen media, per comprendere e studiare i flussi e i grafici dell’attenzione.

Questa, ad esempio, è la nuvola di parole della settimana cominciata il 2 maggio. Ci sono i termini più usati dopo il raid dei Navy Seals in Pakistan, che si è concluso con l’uccisione di Osama Bin Laden. Dunque Abbotabad, Bin Laden e raid, ma anche elicottero, foche (i Seals) , intelligence, gli interrogatori, il Pakistan.

 

In quest’altra finestra si può notare l’analisi comparata della terminologia adottata da blogger di destra e di sinistra nel raccontare il raid di Abbotabad. I blogger di sinistra usano le parole “tortura” e “waterboarding”, mentre i blogger di destra parlano di “interrogatorio” e “terrorista”.

Media Cloud, proprio perché realizzato su piattaforma open source, è uno strumento duttile, in continua evoluzione. Ne parla il creatore, l’architetto del codice Hal Roberts, con dovizia di particolari tecnici , ai quali vi rimando per ogni ulteriore approfondimento.

Sarebbe bello estendere il progetto ad altre lingue. C’è qualcuno, in Italia, pronto a raccogliere il testimone? Si potrebbe chiedere all’Ordine dei Giornalisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e alle Università di investire qualche denaro per farne un’edizione italiana.

 

Grazie a Oppic Puglia per la segnalazione, a Francesco Balena e Antonella Garofalo per la traduzione dei concetti più ostici.


 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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